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Borsa chi può sconfiggere il drago dei prezzi

di Marco Sabella

Allarme inflazione sui mercati. E mentre la Bce si dichiara pronta ad aumentare i tassi di interesse già in aprile, se i prezzi dei carburanti continueranno a correre, i gestori azionari orientano le scelte di portafoglio in funzione dei nuovi scenari. Che in Italia indicano una crescita dei prezzi al consumo del +2,4%in febbraio, mentre in area euro le stime sul costo della vita a fine 2011 sono state innalzate a un +2,6%nelle simulazioni della Bce. Contesto In questo contesto settori come le materie prime, la distribuzione alimentare, le utilities , il software , l’energia, il tabacco — con titoli che vanno da Terna e Snam Retegas tra le utilities italiane, fino Sainsbury e Tesco fra le grandi catene distributive britanniche, a Sap nel software a Bat e Imperial Tobacco nel settore del fumo — potrebbero tirare la volata al resto del listino. Senza contare il potenziale di rialzo dei giganti petroliferi, tra cui Eni, nel caso in cui il costo del barile dovesse prendere il volo. Di contro, avvertono i fund manager, meglio stare alla larga da settori come i consumi discrezionali e di lusso, alcuni industriali, l’acciaio e il cemento. Neutrali le banche. «In realtà uno scenario moderatamente inflazionistico è uno degli ambienti migliori per l’investimento azionario» , spiega Gianluca Follador, gestore azionario Europa di Anima sgr. «Se prendiamo ad esempio il mercato azionario Usa dal 1971 ad oggi, i multipli valutativi più elevati si sono registrati nei periodi in cui l’inflazione viaggiava fra l’ 1 e il 3%» , aggiunge. «Non tutti i tipi di inflazione sono uguali» , avverte Federico Mobili, gestore azionario globale di Bnp Paribas am. «Perché il carovita può produrre effetti negativi e di contrazione della domanda, quindi recessivi, soprattutto quando l’aumento dei prezzi è dovuto a uno choc esogeno, come l’aumento dei prezzi delle materie prime» , precisa. Il caso attuale sembra di questa natura e vede nell’aumento dei prezzi delle commodities e dell’energia il motore principale della nuova piccola corsa dei prezzi. «Anche in questo caso, tuttavia, comparti come l’energia, le utilities e la grande distribuzione alimentare potrebbero trarre beneficio da un rialzo dell’inflazione. E la performance di questi settori potrebbe essere del 10%superiore alla media del listino nel caso dell’energia e dei titoli petroliferi. Compresa fra un +5 e un +8%per quanto concerne gli altri comparti» , sostiene Mobili. Si tratta di valutazioni largamente condivise dagli operatori, anche internazionali. I gestori di Bank of America Merrill Lynch, ad esempio, sottolineano che in dieci periodi di alta inflazione, a partire dallo choc petrolifero del 1973, i tre settori che hanno registrato le performance migliori sono stati quello delle materie prime industriali (+15%), l’energia (+13%), i servizi informatici e il software (+8%). Ribaltare «In generale hanno buone performance di borsa in tempi di inflazione quelle società che hanno la possibilità di determinare il prezzo finale (pricing power) dei loro prodotti alla clientela senza correre il rischio di veder diminuire la domanda» , argomenta Follador. Queste aziende, in altri termini, vedono migliorare le prospettive dei loro ricavi senza che ci sia una contrazione di margini di profitto. A livello di singole scelte societarie i gestori privilegiano le grandi utilities di rete, come Snam Retagas e Terna. Secondo gli operatori si tratta di un esempio tipico di società capaci di adeguare le tariffe e di ribaltare l’aumento dei costi sui consumatori finali. Tra i titoli che presentano caratteristiche analoghe gli specialisti di Anima segnalano le società di gestione della rete autostradale Atlantia (i cui ricavi sono direttamente collegati all’inflazione attraverso una formula prefissata) e la utility regolata britannica Northumbrian Water. Sap, in Europa e Oracle negli Stati Uniti, sono invece i gruppi del software meglio capaci di approfittare di uno scenario inflativo, secondo Mobili. Che promuove anche Total nell’energia e Rio Tinto e Anglo American nel settore delle materie prime industriali. Bocciato invece il comparto delle auto, -11%la performance nei periodi inflattivi già sperimentati, secondo Bofa Merrill Lynch. E insieme alle auto, i titoli legati al tempo libero (-6%) e ai viaggi (-4%).

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