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Borsa, caccia ai rendimenti

Le turbolenze delle ultime settimane hanno spiazzato molti investitori, compresi quelli professionali. Così, tra le correzioni frequenti dei titoli azionari e le obbligazioni che offrono rendimenti minimi, non resta che cercare soluzioni alternative per puntare al rendimento. Pur nella consapevolezza che non esistono più i porti sicuri.

Piazza Affari generosa. La borsa di Milano è tradizionalmente una delle più generose con i propri azionisti e lo scenario che si apre per le prossime settimane è più promettente del solito.

Infatti, dato che l’ammontare delle cedole viene deciso con l’approvazione dei conti 2015, la correzione dei corsi azionari fa aumentare la quota in termini percentuali dei dividendi. Ci sono titoli come Saras e D’Amico che, secondo stime degli analisti, potrebbero distribuire cedole intorno al 9% e poco sotto dovrebbero collocarsi UnipolSai e Azimut. Intorno al 6% si piazzano colossi come Eni e Generali e sopra i 5 punti percentuali Intesa Sanpaolo e Poste.

In generale, i settori con i rendimenti tendenzialmente più elevati sono le utilities e gli energetici, mentre le aziende It tendono a destinare quasi tutti gli utili maturati agli investimenti, che nel settore dell’innovazione sono importanti. I titoli bancari sono tradizionalmente generosi sotto questo fronte, anche se durante il risanamento alcuni gruppi hanno ridimensionato le somme distribuite ai soci. Tra le diverse classi di azioni, poi, quelle con i dividendi più elevati sono quelle cosiddette di risparmio, che in cambio però sono prive del diritto di voto.

Come investire. L’investimento nei titoli ad alto dividendo consente di abbinare all’esposizione azionaria la possibilità di incassare somme periodiche, abbracciando così in parte la logica obbligazionaria.

Va comunque ricordato che il giorno di stacco della cedola, il titolo azionario tende a perdere di una misura paragonabile in borsa. Così come non esiste una relazione diretta tra i dividendi distribuiti e la capacità della società di crescere in termini assoluti (considerando cioè anche il valore di borsa).

Di sicuro c’è che le società con dividendi elevati sono tendenzialmente quelle meno esposte agli alti e bassi dei mercati, anche perché solitamente operano in settori poco volatili e questo potrebbe renderle particolarmente adatte agli investitori prudenti.

Bisogna però fare attenzione al fai-da-te, che può esporre a qualche trappola, ad esempio basando la scelta dei titoli da acquistare solo sull’ultimo dividendo staccato.

Infatti alcune società potrebbero decidere di distribuire somme importanti ai soci perché non sanno come impiegare (meglio) quelle somme di denaro. Una scelta che potrebbe suonare come una difficoltà a individuare nuovi filoni di investimento per la crescita. Non a caso alcuni gestori preferiscono puntare non tanto su titoli ad alto dividendo, quanto su quelli che distribuiscono somme via via crescenti negli anni.

I rischi. Un recente report di Russell Investments pone poi l’accento sui rischi che si corrono in generale nel puntare sui dividendi elevati. «Questa strategia è facile da comprendere e riesce a proteggere il capitale iniziale utilizzando al contempo un approccio più sostenibile nel lungo periodo. Tuttavia, dare priorità solo alla semplicità e alla protezione del capitale non è tipicamente l’approccio migliore», fa notare Thomas Schneider, director Sud Europa della società di gestione.

Quando si valuta una strategia, avverte, occorre considerare da dove proviene il rendimento e assicurarsi di gestire accuratamente i relativi rischi, «come focalizzarsi sul rendimento di breve periodo a discapito della crescita sul lungo. Per le obbligazioni high yield, poi, è bene considerare che queste emissioni possono trasformarsi in junk (spazzatura)».

Da qui l’indicazione di Schneider che suggerisce di seguire quattro principi nella scelta: bilanciare i bisogni di rendimento di breve termine con gli obiettivi di crescita di più lungo periodo; diversificare a livello di strategie e asset class; evitare di spingersi troppo oltre nella ricerca del rendimento (il rischio deve essere sempre appropriato al profilo del singolo investitore); accertarsi che un portafoglio abbia la giusta capacità di adattarsi con rapidità e flessibilità.

Gli strumenti del risparmio gestito. L’industria del risparmio gestito negli ultimi anni ha moltiplicato l’offerta di prodotti che puntano sul segmento dei dividendi.

In particolare, la tendenza più forte degli ultimi mesi è costituita dai fondi comuni ed etf che rilasciano una cedola periodica (di solito su base semestrale, ma in alcuni casi addirittura trimestrale).

Soluzioni che, rispetto all’investimento in una singola azione, offrono il vantaggio della diversificazione garantito dalla pluralità di sottostanti. Una sottocategoria dei fondi a cedola è costituita dai prodotti a scadenza, in genere a 18 o 24 mesi.

Strumenti che invogliano a prendere posizione senza esporsi per periodi di tempo troppo lunghi, ma che di contro in genere prevedono delle penalità per chi opta per il riscatto anticipato. Occhio quindi ai costi complessivi nella valutazione di un prodotto di questo tipo.

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