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Borsa Benetton e Del Vecchio ringraziano Piazza Affari

I signori italiani della cedola hanno chiuso una stagione più ricca di quella passata. E’ vero che l’anno scorso il montepremi complessivo aveva superato i 2 miliardi, ma se si esclude qualche mega-operazione che aveva gonfiato le cifre (il caso Salini Impregilo, per esempio), il totale dei dividendi incassato dalle prime 40 famiglie con partecipazioni in Piazza Affari — pari a oltre un miliardo e 700 milioni — vale il 16% in più, mentre per i primi 25 classificati, che da soli totalizzano un miliardo e 600, il miglioramento supera il 19%.
Ma chi sono i re della cedola 2014? Quest’anno sul podio più alto troviamo la famiglia Benetton, la famiglia Del Vecchio e i fratelli Rocca. I Benetton hanno visto aumentare di oltre 54 milioni gli introiti annui dai dividendi delle partecipazioni in portafoglio quasi tutti dovuti ad Atlantia, che ha deliberato la distribuzione di un dividendo di 0,746 euro, invariato rispetto all’anno scorso. Il monte dividendi, però, è stato più ricco (da 484 a 606 milioni) per effetto delle nuove azioni emesse a concambio della fusione con Gemina. Redditizia è stata poi la partecipazione ad Assicurazioni Generali, che invece hanno raddoppiato la cedola annua. Anche Del Vecchio ha beneficiato della cedola più generosa del Leone di Trieste e quindi della vocazione finanziaria che segna le scelte di molti Paperoni italiani, sebbene la quota più importante dell’incremento annuo dei dividendi incassati dalla famiglia veneta sia dovuta al gioiello industriale di casa, Luxottica che ha aumentato da 0,58 a 0,65 euro per azione il coupon annuale.
Nel caso invece del terzo posto, assegnato ai fratelli Rocca, il lieve calo dei flussi deriva dal cambio euro/dollaro, in quanto i dividendi di Tenaris sono rimasti invariati in dollari (0,45 per azione) ma sono diminuiti in euro (da 0,33 a 0,31) per effetto della rivalutazione della moneta unica europea rispetto al biglietto verde.
Su e giù
In aumento, dagli 82,4 milioni di un anno fa ai 94,3 di quest’anno, i flussi cedolari delle Famiglie Boroli/Drago in virtù delle partecipazioni in Generali e Gtech (ex Lottomatica) e quelli della famiglia Ferragamo che beneficia quest’anno dell’incremento del dividendo (da 0,33 euro a 0,40) per un flusso complessivo cedolare annuo superiore ai 50 milioni. Un traguardo superato pure dalla famiglia Della Valle, grazie alle cedole derivanti dalla partecipazione in Tod’s.
Ennio Doris e Silvio Berlusconi hanno invece arricchito il piatto delle cedole in virtù dell’aumento del 38% (da 0,18 a 0,25 euro per azione), deliberato da Mediolanum. Ancora all’asciutto, senza cedole per gli azionisti nè in famiglia nè fuori, sia Mediaset che Mondadori. E così, per il secondo anno consecutivo, Doris conta su una torta più grande di quella del socio storico Berlusconi.
Due casi particolari sono poi rappresentati dalla famiglia Vacchi e dalla famiglia Garrone, al settimo e all’ottavo posto nella graduatoria generale. La famiglia Vacchi, proprietaria di oltre il 66% del capitale ordinario di Ima, ha incamerato nel novembre scorso una cedola straordinaria di 1,25 euro dovuta anche alle dismissioni non strumentali alle attività del gruppo, mentre la famiglia dei petrolieri tricolori Garrone ha beneficiato del dividendo straordinario deciso dal cda di Erg. Infine Romano Minozzi, l’industriale della ceramica, che nel 2013 vantava un flusso annuale di dividendi pari a 29,5 milioni, grazie al buon mix di partecipazioni finanziarie (Snam, Eni, Mediobanca e, soprattutto, Terna) quest’anno vede ridursi a 8,1 milioni gli introiti cedolari per effetto della dismissione del 5,35% delle quote di Terna nel maggio 2013 per un controvalore di circa 380 milioni di euro, dopo aver guadagnato circa 50 milioni di euro in dividendi negli anni precedenti.
Assenti e presenti
Il grande assente — che invece nella passata stagione era stato in prima fila — è Pietro Salini. Nel 2013, dopo l’Opa su Impregilo, nelle sue tasche finì un jumbo coupon da 522 milioni. Quest’anno l’assemblea ha deliberato la liquidazione del dividendo per le sole azioni di risparmio Salini Impregilo. «La stagione è stata ricca per i dividendi ma l’ultimo anno ha visto anche molti azionisti storici finanziarsi vendendo pacchetti azionari — commenta Giovanni Tamburi, presidente di Tip e grande investitore nel made in Italy non quotato —. Il tema, che si vede anche nella massiccia partecipazione dei fondi esteri nelle grandi aziende italiane, è quello di una maggior apertura al mercato». Per necessità o per virtù? Tamburi, che in questi giorni ha incontrato negli Stati Uniti decine di operatori istituzionali interessati all’investimento in Italia, ritiene che le due idee si possano coniugare. E che, se c’è più mercato anche in Piazza Affari, i dividendi diventeranno un po’ di più lo strumento per farsi apprezzare dai soci. E non solo per rimpinguare le casse di famiglia.

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