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Boom di richieste per il BTp a 7 anni

Probabilmente un numero di richieste così elevata non se lo aspettava neppure il Tesoro. Il nuovo BTp a 7 anni emesso ieri attraverso un sindacato di banche ha fatto il pieno fra gli investitori istituzionali: ben 11 miliardi di euro di richieste che hanno permesso a via XX settembre di collocare l’ammontare massimo previsto, ovvero 5 miliardi, e di spuntare condizioni più favorevoli. Alla fine i nuovi bond sono stati infatti emessi al prezzo di 100,138, corrispondente a un rendimento lordo annuo all’emissione del 3,761%, dieci punti base in più rispetto alla scadenza più vicina (marzo 2021) sul mercato e leggermente meglio di quanto non ci si attendesse la sera prima.
Nel dettaglio, secondo quanto comunicato dal Tesoro, il titolo ha scadenza 1 maggio 2021, godimento 16 ottobre 2013 e tasso annuo 3,75% pagato in due cedole semestrali. Il regolamento dell’operazione – che è stata effettuata mediante sindacato costituito da quattro lead managers, Crédit Agricole, Credit Suisse, Hsbc France, UniCredit e dai restanti specialisti in titoli di Stato italiani in qualità di co-lead – è fissato per il prossimo 16 ottobre, mentre il 1 novembre 2013 sarà corrisposta una prima «cedola corta» pari allo 0,163043%.
Molteplici i motivi del successo, che è ancora più significativo perché arriva in un giorno in cui il calendario delle emissioni appariva piuttosto folto con le concomitanti emissioni di Germania (3,3 miliardi di euro di titoli a 5 anni con tasso allo 0,81%) e soprattutto Spagna (addirittura un trentennale per 4 miliardi al 5,213%, con modalità simili a quelle italiane). «Da settimane ormai si avverte un ritorno di interesse generalizzato degli investitori internazionali verso i titoli dell’Europa periferica che neppure le difficoltà del governo italiano sono riuscite a scalfire», spiega Claudia Segre, segretario generale di Assiom Forex. A questo elemento di fondo, l’analista aggiunge anche la scelta felice della scadenza, inedita fra gli emittenti governativi europei e per questo probabilmente interessante agli occhi degli investitori, e la novità del collocamento attraverso sindacato «che ha aiutato a gestire in maniera più efficiente l’intera operazione».
Il dato più importante del collocamento di ieri è in effetti il ritorno dell’interesse da parte degli operatori esteri, dai quali – secondo indiscrezioni di mercato – sono arrivate circa due terzi delle richieste complessive. Fra i più attivi figurano gli investitori del Regno Unito, seguiti da spagnoli, francesi e tedeschi. A livello di tipologia di investitore, invece, il grosso della domanda è arrivato dalle tesorerie delle banche e da asset manager.
La prima controprova del rinnovato appetito per gli asset italiani la si avrà già oggi, quando sul mercato finiranno 8,5 miliardi di BoT a 12 mesi (gli analisti di UniCredit Research prevedono un tasso in discesa poco sopra l’1% rispetto all’1,34% del mese precedente, che resta comunque relativamente attraente nei confronti del pari scadenza spagnolo), ma soprattutto domani. In programma c’è infatti il collocamento di BTp a 3 anni (per un ammontare fra i 3 e i 3,5 miliardi) e a 15 anni (0,75-1,25 miliardi), oltre alla riapertura di un CcTeu con scadenza novembre 2018 (sempre 0,75-1,25 miliardi). Gli esami, per il Tesoro, non finiscono mai.

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