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Boom di concordati in bianco

Boom di concordati preventivi o in bianco. Ad ottobre 2013 sono state 1.787 le istanze di concordato preventivo presentate al Tribunale e iscritte al registro delle imprese competente. Tre sono le regioni in testa per numero di richieste di accesso al concordato in bianco: Lombardia, Toscana ed Emilia-Romagna. I numeri parlano chiaro: in Lombardia iscritte al registro imprese 385 domande di concordato in bianco. Di cui 51 solo nel mese di ottobre. La regione Toscana è la seconda, con 214 domande. Infine l’Emilia-Romagna, con 204 proposte di concordato in bianco presentate al Tribunale e iscritte al registro delle imprese.

Questi i dati che emergono dal report datato 31 ottobre 2013 ed elaborato da Infocamere, braccio informatico delle camere di commercio. Dal punto di vista geografico il fenomeno è evidente nel Nordovest: sono infatti 586 le imprese iscritte al registro imprese con domanda di concordato di cui 81 quelle che lo hanno richiesto solo nel mese ottobre. Nel Nordest le imprese che hanno presentato la domanda di concordato al tribunale sono 459. Ma la situazione non è diversa neanche nel Centro (425) e nel Sud (315).

Le società di capitali (società a responsabilità limitata, società per azioni e in accomandita per azioni) rappresentano la forma giuridica che maggiormente è ricorsa al concordato, con 1.532 unità. Numero esiguo invece (154) di società di persone (società in nome collettivo, in accomandita semplice e società semplice) che hanno utilizzato tale istituto.

Stesso discorso per le imprese individuali. Sono solo 60 i titolari delle piccole imprese che hanno presentato le proposte. Dal punto di vista settoriale, il fenomeno dei concordati preventivi vede le attività manifatturiere in testa (650 imprese), a seguire le attività del commercio con 379 domande e infine il settore delle costruzioni con 336 imprese coinvolte.

Ricordiamo che da circa tre mesi (21 agosto scorso) è in vigore la legge di conversione (n. 98 del 2013) del decreto del Fare n. 69/2013, che con l’articolo 82 è intervenuto per modificare le disposizioni normative sul concordato preventivo con la finalità di limitare gli abusi dell’istituto: incrementando le informazioni da fornire, prevedendo la nomina di una commissario giudiziale, aggiungendo obblighi informativi periodici. Il decreto iniziale del Tribunale di assegnazione del termine per la presentazione della proposta concordataria deve essere motivato e può prevedere la nomina immediata di un commissario giudiziale. Quest’ultimo, in caso di nomina, ha gli stessi poteri e obblighi di quello nominato dal decreto di ammissione alla procedura, avendo così un immediato controllo effettivo sulla condotta della società debitrice. Nel periodo di tempo accordato all’imprenditore per la presentazione della proposta concordataria quale meccanismo di controllo, è previsto che lo stesso sia soggetto a specifici obblighi di informazione stabiliti dal Tribunale. Questi obblighi di informazione hanno cadenza mensile e riguardano la gestione finanziaria dell’impresa e l’attività concretamente svolta al fine di stilare la proposta concordataria.

È stato inoltre stabilito che la situazione finanziaria sia pubblicata nel registro delle imprese competente a cura del cancelliere del Tribunale. È stata regolata la possibilità da parte del Tribunale di sentire, in ogni momento, i creditori sociali. Nel lasso di tempo concesso per la presentazione della proposta concordataria, l’imprenditore può compiere atti urgenti di straordinaria amministrazione solamente dietro autorizzazione del Tribunale e in presenza di un commissario giudiziale anche con il parere di quest’ultimo.

Al contrario la gestione quotidiana dell’impresa è ancora comunque nelle mani dell’imprenditore in preconcordato, il quale può compiere atti di ordinaria amministrazione senza necessità di alcuna autorizzazione. Secondo il Cerved (documento elaboratore nel settembre scorso) l’ampio utilizzo che le imprese italiane hanno fatto del concordato in bianco ha determinato una forte impennata anche dei concordati «tradizionali» (comprensivi di un piano di risanamento): nel primo semestre dell’anno se ne contano più di mille, cui corrisponde un aumento dell’87,5% rispetto alla prima parte del 2012.

Il notaio entro 30 giorni dalla decisione o deliberazione degli amministratori di accedere al concordato preventivo è tenuto a depositare la copia autentica del verbale presso il registro imprese competente. Presentando il modello S2 riquadro B, riquadro 20 («Tipo atto/fatto» selezionare proposta di concordato preventivo – codice atto A15 ) e pagando l’importo di 90,00 per i diritti di segreteria e euro 65,00 per l’imposta di bollo per le società di capitali (euro 59,00 per le società di persone).

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