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Boom dei nuovi contratti 92 mila in più a marzo quelli stabili saliti del 49%

Novantaduemila nuovi contratti a marzo: il debutto del Jobs Act è positivo, ma si replicano le polemiche dei mesi precedenti tra chi sottolinea la provvisorietà di un dato legato agli incentivi di legge e chi, sia pur con cautela, plaude al cambio di rotta del mercato del lavoro. Secondo le “comunicazioni obbligatorie” del ministero del Lavoro a marzo sono stati attivati 641.000 nuovi contratti, mentre le cessazioni sono state 549.273. La differenza è ampiamente a favore delle attivazioni, e così per i contratti a tempo indeterminato: 162.498 i nuovi a fronte dei 108.647 di marzo 2014 (più 49,5%), 131.128 quelli chiusi, con un saldo positivo di circa 31.000 posti. Un dato che però non si distacca anni luce da quello dei mesi precedenti, nonostante il 6 marzo sia entrato in vigore il contratto a tutele crescenti: nel bimestre gennaio-febbraio i contratti a tempo indeterminato in più rispetto all’anno precedente sono stati 79.000. Più che la flessibilità normativa, a far presa sui datori di lavoro sembrano essere gli incentivi di legge a favore di chi “stabilizza” un dipendente. Se si guarda invece ai dati in percentuale, un miglioramento emerge dal momento che le assunzioni a tempo indeterminato a marzo sono state il 25,3% delle attivazioni totali, mentre erano appena il 17,5% a marzo 2014.

Il ministro del Lavoro Giuliano Poletti sottolinea, pur con cautela, le implicazioni positive dei dati: «Nei contratti di lavoro aumentano in maniera importante i contratti a tempo indeterminato, mentre si riducono tutte le altre tipologie contrattuali, in particolare le collaborazioni a progetto. Quindi almeno un obiettivo di quelli che stiamo perseguendo, quello di far cambiare qualitativamente il mercato del lavoro, l’abbiamo raggiunto». Un ottimismo condiviso dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che osserva come si tratti di «dati confortanti: naturalmente sono dati ancora iniziali. E bisogna prenderli con cautela. Però sono dati che incoraggiano la fiducia, cosa essenziale». Il responsabile economico del Pd Filippo Taddei rileva come «il Paese, anche con il Jobs Act, si rimette in moto».
Però l’ottimismo non è universale. I sindacati mostrano un forte scetticismo. La leader della Cgil Susanna Camusso parla di «ufficio stampa propaganda» e ironizza: «È una modalità un po’ antica di dare i dati». Il segretario generale della Uil Carmelo Barbagallo chiede dati certi perché «non si può andare avanti con dati provvisori e docce calde e fredde sull’occupazione ». Ma anche dagli addetti ai lavori arri- va qualche obiezione. Rosario Rasizza, amministratore delegato di Openjobsmetis e presidente di Assosomm, l’associazione che raggruppa le agenzie per il lavoro, pur considerando il contratto a tutele crescenti «un buon ingrediente di una ricetta anti-crisi e a favore della crescita», fa notare come potrebbe essere «presto per valutare gli effetti reali, perché la crescita potrebbe essere “dopata” dallo sgravio contributivo. Cosa succederà, infatti, tra tre anni?». E infatti anche la Cisl, più positiva di Cgil e Uil sui dati ministeriali, insiste sul fatto «che il governo deve stabilizzare gli incentivi e la decontribuzione e favorire gli investimenti per la creazione di nuovi posti di lavoro».
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