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Boom dei contratti stabili più 24% nei primi tre mesi grazie agli sgravi fiscali

Sgravi fiscali e Jobs Act cominciano a produrre effetti: nel primo trimestre 2015 — rispetto allo stesso periodo dello scorso anno — sono stati creati 49.972 nuovi posti di lavoro. Un’occupazione che passa soprattutto attraverso la firma di contratti a tempo indeterminato, premiati dalla legge di Stabilità con forti sgravi contributivi per i primi tre anni (fino a 8.060 euro). Lo segnalano i dati pubblicati dall’Osservatorio Inps sul precariato, che tengono conto dell’aumento dei contratti a tempo indeterminato (470.785 in tutto: 91.277 in più rispetto al primo trimestre 2014, pari a più 24,1 per cento), ma anche del calo sia dei contratti a termine (meno 32.117) che delle assunzioni di apprendisti (meno 9.188). Una sequenza di cifre che spinge il governo all’ottimismo, ma sulle quali il sindacato, soprattutto la Cgil, frena. «I dati ci dicono che la strada da percorrere è ancora lunga — ha commentato il premier Renzi dalla sua pagina Facebook — ma la macchina finalmente è ripartita: dopo cinque anni di crollo costante tornano a crescere gli occupati». Non la vede così Serena Sorrentino della Cgil, convinta al contrario che, guardando ai saldi, «non ci troviamo di fronte ad una svolta, ma ad un grande regalo alle imprese e a meno diritti per i lavoratori». «Dobbiamo chiederci se i soldi basteranno e se le imprese che beneficiano di questo doping renderanno veramente stabili questi posti o – finiti gli incentivi – torneranno a licenziare», ha precisato.
Commenti più morbidi sono arrivati dalla Uil: «Oggi è il giorno dell’ottimismo », ha detto il segretario generale Carmelo Barbagallo, notando che «c’è stata una riduzione delle tutele» e che «per invertire la tendenza servono investimenti ». E ancor più favorevoli dalla Cisl di Anna Maria Furlan: «I dati sono assolutamente positivi — ha detto — Per la prima volta nella storia di questo Paese assumere a tempo indeterminato costa meno di un contratto a tempo determinato».
Che gli sgravi fiscali abbiano fatto premio lo conferma pure l’Inps, facendo notare che i nuovi contratti che ne hanno beneficiato sono ben 268 mila, che 122.645 sono state le variazioni contrattuali da tempo determinato a indeterminato e che 26.396 sono stati le trasformazioni da apprendistato a lavoro fisso. «Il fatto positivo — ha commentato Tito Boeri, presidente dell’istituto — è che il lavoro tende ad essere più stabile che in passato. Ma per sapere se l’occupazione aumenta o meno bisognerà aspettare i dati Istat di inizio giugno». L’Inps ricorda infatti che le sue rilevazioni riguardano solo l’occupazione da lavoro dipendente, non da lavoro autonomo né da irregolare. Il dato fornito, quindi, può sembrare in contraddizione con quello Istat (a marzo 70.000 occupati in meno rispetto a marzo 2014): in realtà si tratta di informazioni differenti, dato che quello dell’Istituto di statistica è a campione e riguarda tutto l’universo del lavoro, compreso quello autonomo e irregolare. L’Inps, invece, diffonde i dati amministrativi, quindi le assunzioni e cessazioni di rapporti di lavoro subordinato (anche più rapporti in capo allo stesso lavoratore) che risultano all’Istituto. In pratica, nel caso di stabilizzazione di un lavoratore autonomo, collaboratore o con partita Iva, all’Istat non risulterà un occupato in più mentre l’Inps conteggerà un nuovo rapporto di lavoro subordinato.
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