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Boom dei contratti stabili in 2 mesi salgono del 38% un quarto delle assunzioni

Boom dei contratti a tempo indeterminato. Nei primi due mesi del 2015 ce ne sono stati 79 mila in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. A febbraio sono cresciuti del 38,4 per cento e tra i giovani (15-29 anni) l’aumento è stato del 41,4 per cento (+ 43,1 per cento a gennaio).

Non è detto che corrispondano a nuovi posti di lavoro, ed è possibile che si tratti perlopiù di contratti di trasformazione dal tempo determinato al tempo indeterminato per effetto degli sgravi previsti dall’ultima legge di Stabilità. Questa analisi sarà possibile farla solo alla fine di aprile. In ogni caso, il dato — comunicato ieri dal ministro del Lavoro, Giuliano Poletti — rappresenta un cambiamento significativo nella composizione del mercato del lavoro se si pensa che la percentuale di assunzioni a tempo indeterminato è stata di circa il 16 per cento nell’arco del 2014 ed è salita al 24 per cento a febbraio. «È il segnale che l’Italia riparte, sono dati sorprendenti, ma la soddisfazione non è tanto per i numeri positivi, ma per i volti, le storie e le famiglie che stanno dietro a quei numeri», ha commentato il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, nel suo primo giorno anche di ministro ad interim delle Infrastrutture e dei Trasporti. Poi il premier ha scritto su Facebook : «Per me è solo l’inizio. Ci hanno accusato di voler rendere la nostra generazione per sempre precaria. È vero esattamente il contrario: stiamo dando diritti a chi non ne ha mai avuti». Per il ministro Poletti «si sta attuando un cambiamento radicale ».
In questa impennata dei contratti a tempo indeterminato non c’entra la riforma dell’articolo 18, che è entrata in vigore all’inizio di marzo, bensì gli incentivi fiscali (eliminazione del costo del lavoro dalla base imponibile dell’Irap) e l’azzeramento dei contributi previdenziali per tre anni a favore delle assunzioni con contratto a tempo indeterminato realizzate nell’arco del 2015. Una misura, quest’ultima, che consente alle aziende di risparmiare fino a 8.060 euro l’anno (per tre anni) per ciascuna assunzione. È questo che ha spinto e sta spingendo le imprese ad assumere con i contratti a tempo indeterminato che da marzo sono diventati anche a tutele crescenti. La stessa Confindustria ha stimato che il mix meno Irap e zero contributi dovrebbe portare ad un incremento dell’occupazione di oltre 140 mila unità. In Veneto, area di capillare presenza di piccole aziende industriali, l’aumento dei contratti a tempo indeterminato — secondo le rilevazioni di Veneto Lavoro — ha addirittura raggiunto il 45 per cento a febbraio rispetto a un anno fa. Nel primo bimestre di quest’anno l’occupazione a tempo indeterminato in Ve- neto è cresciuta di 7 mila unità.
Nei primi mesi dell’anno di registra sempre un picco delle assunzioni (l’altro mese favorevole ai contratti è settembre), ma ciò che va rilevato è il raffronto positivo con l’anno precedente. Qui si vede il cambio di tendenza. «E io — commenta Emilio Reyneri, professore di sociologia del lavoro alla Bicocca di Milano — mi azzarderei a dire che ad assumere sono state soprattutto le piccole imprese per le quali non vale la riforma dell’articolo 18». Conferma della spinta alle assunzioni da parte della legge di Stabilità e non (ancora) dal Jobs act in senso stretto. Tanto che il governo sta cominciando a ragionare su come rendere strutturale lo sgravio. Impossibile replicare lo sconto di 8.060 euro perché troppo oneroso, ma a palazzo Chigi si stanno valutando le possibili opzioni per non abbandonare del tutto il taglio del cuneo fiscale e contributivo. «Questa — ragiona Reyneri — è occupazione drogata dagli sconti. E come sempre in questi casi bisogna immaginare un’uscita graduale dalla droga con delle forme di metadone». «Ma la scommessa sarà davvero vinta se — conclude — i nuovi contratti a tempo indeterminato a tutele crescenti saranno percepiti dall’intera società italiana come stabili. Cosa vuol dire? Per esempio, banalmente, che vengano concessi i mutui ai giovani assunti a tempo indeterminato».
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