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Boom BTp Italia, 9 miliardi in un giorno

Troppa domanda: il boom di acquisti della prima giornata di collocamento del nuovo BTp Italia spinge il Tesoro a chiudere anticipatamente l’emissione. Nel primo giorno di asta, il nuovo titolo quadriennale emesso dal ministero dell’Economia ha raccolto quasi 9 miliardi di euro. Un successo clamoroso, tanto che via XX Settembre ha decretato lo stop anticipato al collocamento, avvalendosi della facoltà che si era garantita alla vigilia dell’emissione. Investitori istituzionali e piccoli risparmiatori avranno tempo fino alle 17.30 di oggi (e non fino a giovedì) per comprare i titoli legati all’inflazione italiana, il cui rendimento minimo è fissato al 2,25%.
Nel dettaglio, la quarta tranche dei BTp Italia ha registrato una raccolta di 8,984 miliardi, in una costante escalation di acquisti che si è protratta sin dalla mattinata. Già un’ora dopo l’apertura erano stati assegnati titoli per un miliardo, alle 11 c’erano ordini per tre miliardi mentre a metà giornata le vendite superavano i cinque. L’interesse del mercato non è neppure comparabile con quello delle aste precedenti: l’ammontare assegnato ieri è sostanzialmente pari alla somma totale delle emissioni dei primi due BTp Italia, pari a 7,3 miliardi (marzo 2016) e 1,7 miliardi (giugno 2016). Polverizzato anche il buon avvio del BTp Italia offerto lo scorso ottobre: in quell’occasione si sono visti ordini per 2,48 miliardi nel primo giorno, saliti poi a otto il quarto giorno, quando però ci fu un rally del mercato obbligazionario che incentivò gli acquisti. Di fronte a questo successo il Tesoro ha deciso di chiudere le porte in anticipo per evitare un aggravio di rimborsi nel 2017, anno di scadenza del nuovo BTp, quando il Tesoro dovrà ripagare titoli per circa 112 miliardi. Quell’anno – ha osservato ieri il direttore generale del Tesoro Maria Cannata – si prospetta «già abbastanza impegnativo».
Ma come si spiega allora questo boom di richieste? Anzitutto va detto che il momento di mercato è favorevole ai titoli periferici. La fame di rendimenti sta aiutando l’acquisto di titoli percepiti come più rischiosi come i BTp. «Anche tenendo conto degli investitori internazionali – ha aggiunto del resto Cannata – il momento è abbastanza positivo». Non solo. Per evitare di dover affrontare richieste monstre come quella di ottobre, pari a 18 miliardi, come detto il ministero si è riservato la possibilità di chiudere l’asta in anticipo (dopo lunedì e martedì, giornate garantite) qualora si fosse raggiunto un target soddisfacente. Ciò ha scatenato la domanda sin dal primo giorno. «Molti gestori si sono affrettati per non rischiare di perdere un titolo interessante, utile a coprirsi dal rischio inflazione», spiega Piero Grilli, responsabile area trading sui titoli di Stato di Banca Akros (che con Banca Sella è codealer dell’operazione, curata invece da Banca Imi e Unicredit). L’altro elemento di interesse è costituito dal vantaggio economico che il Tesoro riserva agli investitori istituzionali, pari a una retrocessione di 30 centesimi. In pratica, il nuovo BTp Italia si compra a 100, ma si paga 99,7. Una spinta agli acquisti in più per chi – banche, fondi pensioni, assicurazioni, sgr – vuole cavalcare la fase positiva dei titoli periferici. Non che gli investitori retail non abbiano fatto la loro comparsa sul mercato. A fine giornata sono stati evasi 112.608 ordini per un ammontare medio di circa 80mila euro. Si segnalavano acquisti soprattutto dal mondo del private banking, ma anche piccoli risparmiatori desiderosi di mettere le mani su un titolo che, secondo Intesa Sanpaolo, potrebbe generare un rendimento sui quattro anni al 4,78%. Non poco, se si considera che un BTp tradizionale, di pari scadenza, ieri offriva il 3% circa.

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