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Bonus under 30 ancora in rodaggio

Aumentano le richieste per il bonus per assunzioni di under 30, ma diminuisce il loro controvalore. Dopo una settimana dall’entrata a regime dell’incentivo, avvenuta il 1° ottobre, l’Inps aveva ricevuto 9.500 richieste corrispondenti a 105 milioni di euro. Dopo quattordici giorni le domande avevano raggiunto quota 11mila per un valore di oltre 120 milioni. Allo scorso 7 gennaio, a fronte di circa 17mila richieste, il controvalore impegnato era sceso a 92,4 milioni di euro.
L’agevolazione per l’assunzione di under 30 senza impiego da almeno sei mesi o senza un diploma di scuola media superiore è stata introdotta dal decreto legge 76/2013 e prevede un beneficio a vantaggio del datore di lavoro pari a un terzo della retribuzione mensile lorda, con un tetto di 650 euro. Il bonus dura 18 mesi nel caso di una nuova assunzione a tempo indeterminato e 12 se si tratta di trasformazione di un contratto a termine. Al momento della ricezione della domanda da parte di un datore di lavoro, l’Inps “blocca” un valore corrispondente all’interno dei fondi complessivamente disponibili. Se l’azienda poi effettivamente provvede all’assunzione o alla stabilizzazione del lavoratore, e se viene verificata la sussistenza dei requisiti richiesti, l’importo bloccato temporaneamente viene definitivamente assegnato. Altrimenti viene rimesso a disposizione per ulteriori richieste.
A fronte della crescita delle domande registrate in tre mesi, avrebbe dovuto aumentare anche l’importo corrispondente, così come avvenuto nelle prime due settimane di operatività dell’incentivo. Invece i dati aggiornati a gennaio fotografano una situazione sensibilmente differente. A quanto risulta al Sole 24 Ore, ciò è dovuto al fatto che in un primo momento l’Inps aveva attribuito a ogni richiesta il valore medio di circa 11mila euro. Di conseguenza a 9.500 domande corrispondevano 105 milioni di euro. In seguito, però, si è constatato che il valore medio è sensibilmente inferiore e oggi corrisponde a circa 5.500 euro. Se tali importi dovessero essere confermati anche in futuro, ne consegue che con i 794 milioni stanziati nel periodo 2013-2016 potrebbero consentire di abbattere il costo del lavoro non per 100mila assunzioni o trasformazioni come ipotizzato all’inizio dell’operazione, ma addirittura per 200mila.
Dai dati aggiornati al 7 gennaio emerge inoltre che finora è stato “prenotato” meno di un quarto delle risorse disponibili per il biennio 2013-2014. A questo riguardo va ricordato che per l’operazione sono stati stanziati 794 milioni di cui 148 nel 2013, 248 nel 2014 e altrettanti nel 2015, 150 nel 2015. L’Inps, per «ottimizzare l’utilizzo», ha deciso di accorpare i fondi dei primi due anni.
Tuttavia la ripartizione delle risorse su base territoriale rischia di creare qualche problema in Lombardia, dove i fondi disponibili sono praticamente esauriti (lo erano già dopo la prima settimana) mentre in molte altre regioni non si arriva nemmeno al 20 per cento (si veda tabella a fianco). A questo riguardo il governatore lombardo Roberto Maroni già in ottobre aveva chiesto una rimodulazione dei fondi tra le varie regioni (dei 794 milioni complessivi, 500 sono destinati al Sud) ma la situazione della Lombardia è ancora critica. Questa regione guida anche la classifica dei fondi impegnati in valore assoluto , con 16,1 milioni di euro, seguita dalla Campania a 12,9 milioni e dal Lazio con 9,1 milioni, dalla Puglia con 6,7 e dal Veneto con 6,5 milioni. Senza una redistribuzione si rischia di penalizzare l’area dove si concentra la richiesta più forte.
Ha collaborato Giuseppe Maccarone

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