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Bonus sotto la lente del redditometro

Spese certe, allora. Il punto di partenza del nuovo redditometro – pronto a girare a pieno regime proprio in questi giorni – sono gli esborsi già conosciuti dall’amministrazione finanziaria, oltre a risparmi e investimenti. Una soluzione che la circolare 24 dell’agenzia delle Entrate ha adottato per far scivolare in secondo piano le medie Istat, tanto contestate dagli addetti ai lavori. Tra le spese certe su cui si baserà la selezione dei 35mila soggetti da controllare ci sono anche quelle comunicate al Fisco attraverso la dichiarazione dei redditi. Si tratta di tutte le voci di uscita che a vario titolo accedono a deduzioni dall’imponibile o detrazioni dall’imposta. Ci sono dentro agevolazioni di larga diffusione: i casi più emblematici sono quelli delle spese sanitarie (la detrazione del 19% ha riguardato quasi 16 milioni di contribuenti lo scorso anno) o la deduzione per l’abitazione principale (oltre 17 milioni e mezzo di italiani ne beneficiano). Ma sempre restando in tema di immobili ci sono tutte le uscite sostenute per la ristrutturazione o il risparmio energetico o ancora lo sgravio dell’imposta per i mutui connessi all’acquisto o alla costruzione della casa. O ancora quelle per i contributi previdenziali versati e per gli assegni al coniuge (qui il discorso non riguarda il contributo per il mantenimento dei figli).
Ci sono, però, anche degli “incroci” nella strada dei bonus fiscali. Pensate, per esempio, al riscatto degli anni di laurea per i quali l’esborso può essere sostenuto dal diretto interessato (che ha diritto a una deduzione) o, per esempio, dai genitori che lo hanno ancora fiscalmente a carico (in questo caso la somma versata si detrae al 19% dalle imposte dovute). Più che di incrocio si può parlare, invece, di coincidenza per la detrazione su mobili ed elettrodomestici, appena reintrodotto fino al termine dell’anno dalla legge di conversione del decreto sugli ecobonus (Dl 63/2013). La curiosità è che la precedente edizione dello sgravio riguardava proprio l’anno d’imposta 2009, che è quello da cui partiranno i controlli con la versione 2.0 dello strumento di accertamento sintetico.
In generale, l’articolato meandro di agevolazioni tributarie darà decisamente una mano al redditometro nella sua fase di start up. Tra l’altro, si tratta di informazioni di “prima mano” per l’agenzia delle Entrate, che ne entra in possesso grazie alla dichiarazione dei redditi presentata dai contribuenti.
Non si pensi però che singole detrazioni possano far accendere la spia sui contribuenti. Citando una frase diventata celebre, è la «somma che fa il totale». Tanto più che l’obiettivo più volte dichiarato è quello di andare a colpire l’evasione «spudorata». In pratica, se mettendo insieme le spese per detrazioni con le altre che risultano dall’Anagrafe tributaria risultasse che le uscite dell’anno sforano il tetto del 20% di tolleranza rispetto ai redditi, allora il Fisco potrebbe convocare i soggetti “attenzionati” per chiedere loro chiarimenti. A quel punto, la partita si sposterà tutta sul versante delle entrate nel corso dell’anno per dimostrare che le coperture sono arrivate da somme non transitate in Unico o nel modello 730 perché esenti, soggetti a ritenuta alla fonte o perché magari arrivati da disinvestimenti o da donazioni.
Naturalmente, per farlo bisognerà presentarsi al contraddittorio (così si chiama il confronto con i funzionari dell’Agenzia) con le carte giuste in mano: documentazioni o argomentazioni valide, meglio ancora se supportate da una tracciabilità attraverso bonifici o assegni. Anche perché non avere elementi sufficienti a disposizione o non trovare dall’altra parte un interlocutore che li trovi attendibili farebbe decisamente precipitare la situazione con l’ingresso anche delle medie Istat nella ricostruzione del reddito.

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