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Bonus ricerca e cessione crediti le norme più attese dalle aziende

Il più atteso è sicuramente il “bonus” fiscale per gli investimenti in ricerca. Il più datato il credito d’imposta per l’assunzione di personale altamente qualificato. Ma non basta, perché per completare il quadro dei provvedimenti principali per le imprese ancora da sbloccare non si può ignorare il decreto del ministero dell’Economia previsto dal Dl Irpef per far decollare il nuovo meccanismo di cessione di crediti alle banche con possibile intervento anche della Cassa depositi e prestiti.
Appare meno complesso il percorso delle nuove misure per la finanza d’impresa, appena varate con il decreto competitività che è stato incardinato ieri al Senato. Il Dl prevede misure per larga parte autoapplicative: tra le eccezioni da segnalare un eventuale Dm dell’Economia da emanare se ci saranno scostamenti di spesa nell’attuazione del credito d’imposta per investimenti in macchinari. Decisamente più articolato il pacchetto energia, che per raggiungere i preannunciati risparmi per 1,5 miliardi richiederà quattro decreti attuativi (più uno eventuale), un provvedimento dell’Autorità per l’energia e una proposta del Gestore dei servizi energetici.
Andando a ritroso nel tempo e nell’attività degli ultimi governi, è doveroso partire dal primo decreto crescita del governo Monti (83/2012), entrato in vigore il 26 giugno 2012, che ha istituito un credito d’imposta pari al 35% dei costi aziendali sostenuti per le assunzioni o trasformazioni di contratti a tempo determinato in contratti a tempo indeterminato di personale altamente qualificato, con un limite massimo di 20mila euro all’anno per impresa. Misura che, dopo oltre due anni, non è ancora operativa: si è in attesa che il Mef determini l’esatto ammontare delle risorse disponibili in bilancio.
Fermo anche il decreto attuativo per il “bonus” investimenti previsto dal Dl Destinazione Italia (entrato in vigore il 24 dicembre 2013). In questo caso, sul piatto ci sono 600 milioni per il 2014-2016 per il credito d’imposta, fino a un massimo di 2,5 milioni nella misura del 50% degli incrementi annuali di spesa in R&S, a condizione che siano sostenuti investimenti per almeno 50mila euro nell’anno di riferimento e che l’impresa beneficiaria abbia un fatturato inferiore a 500 milioni. Lo Sviluppo economico ha trasmesso il testo a ministero dell’Economia e Presidenza del consiglio il 28 marzo 2014, ricevendo osservazioni il 20 maggio: a giorni, assicurano al dicastero, ci sarà il via libera. In ghiacciaia anche i voucher (fino 10mila euro a fondo perduto) per le Pmi che acquistano software, hardware, servizi Ict, soluzioni di e-commerce o connettività a banda larga e ultralarga. In questo caso la dote non ancora utilizzata è pari a 150 milioni e si è in attesa delle valutazioni del Mef.
Quanto al credito d’imposta per le bonifiche dei siti inquinati di interesse nazionale – fanno sapere al dicastero di Federica Guidi – si è dovuta attendere la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale europea del Regolamento generale di esenzione, avvenuta il 26 giugno, e anche in questo caso si dovrebbe finalmente sbloccare il testo.
Tra le misure che sono invece in fase più avanzata va segnalato il decreto che con 50 milioni estende l’operatività del Fondo garanzia Pmi anche a banche, intermediari e Sgr che sottoscriveranno minibond o portafogli di minibond. Il via libera dell’Economia è arrivato e si attende adesso la registrazione della Corte dei Conti.
Come detto, poi, va attentamente monitorata l’implementazione del piano di pagamenti della Pubblica amministrazione che il governo Renzi ha definito nell’ambito del decreto Irpef. Da sbloccare il meccanismo che regola la cessione di crediti da parte delle Pa debitrice alle banche, con possibile intervento di ultima istanza della Cassa depositi e prestiti “coperto” dalla garanzia statale. Il decreto demanda a un provvedimento del ministero dell’Economia che dovrà fissare il tasso massimo di sconto che le banche possono praticare nelle operazioni di cessione da parte delle imprese e le condizioni di operatività della garanzia dello Stato. Il Dl Irpef, entrato in vigore il 24 aprile, prevedeva l’emanazione del provvedimento attuativo entro 30 giorni. L’orientamento del governo, tuttavia, è stato quello di attendere la conversione in legge, per recepire anche eventuali modifiche parlamentari.
Al decreto attuativo – che dovrebbe essere sbloccato a giorni, assicurano al Mef – è legato a filo doppio anche la convenzione tra Abi e Cassa depositi e prestiti che regolerà nel dettaglio l’eventuale ulteriore cessione dei crediti dalle banche alla Cdp. Tempi stretti, ad ogni modo, se davvero si vuole centrare l’obiettivo promesso dal premier Renzi: smaltire tutti gli arretrati della Pa entro il fatidico 21 settembre, giorno di “San Matteo”.

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