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Bonus Renzi, meglio disoccupati

Ai fini del bonus Renzi è meglio restare disoccupati che tentare un’occupazione fai-da-te. Aspi, mini-Aspi e mobilità, infatti, sono indennità che danno titolo agli 80 euro mensili finché (e solo se) intascate periodicamente da disoccupati. Qualora vengano intascate in unica soluzione al fine di intraprendere un’attività di lavoro autonomo, invece, si perde il diritto al bonus fiscale. A conti fatti, da qui a dicembre, le due opzioni (restare disoccupati o tentare l’occupazione fai-da-te) possono arrivare a valere la differenza di 640 euro. Lo spiega la circolare n. 67/2014, con cui l’Inps detta le istruzioni sul bonus Renzi per le prestazioni sociali e previdenziali.

Prestazioni a sostegno del reddito. Il bonus Renzi (80 euro mensili da maggio a dicembre 2014 a chi ha reddito complessivo fino a 26 mila euro nello stesso anno 2014) spetta ai titolari di reddito da lavoro dipendente, tra cui vi rientrano anche coloro che percepiscono le cosiddette prestazioni a sostegno al reddito. Tali prestazioni, in via di principio, vengono erogate dall’Inps al verificarsi di eventi, temporanei e imprevedibili nella durata, che possono insorgere durante il rapporto di lavoro o alla cessazione. Eventi del primo tipo, spiega l’Inps, possono dar diritto per esempio a prestazioni di cassa integrazione guadagni, malattia e maternità; rientrano nella seconda casistica le prestazioni di mobilità, di disoccupazione Aspi e mini Aspi legate alla cessazione involontaria del rapporto di lavoro e, quindi, alla perdita del posto di lavoro. Su tali prestazioni, spiega la circolare, l’Inps riconosce in via automatica il bonus di 80 euro, determinando spettanza e relativo importo sulla base dei dati che ha a disposizione e che riguardano i redditi del lavoratore (cioè i dati relativi alle prestazioni erogate e quelli del casellario delle pensioni). Di conseguenza, precisa l’Inps, i soggetti che non hanno i presupposti per il riconoscimento del bonus (perché, per esempio, hanno altri redditi non noti all’Inps) sono tenuti a darne comunicazione all’Inps, il quale recupererà il credito eventualmente erogato dagli emolumenti successivi e, comunque, entro i termini del conguaglio fiscale di fine anno.

Le categorie di prestazioni. Ai fini della determinazione del bonus, l’Inps divide in due categorie le prestazioni a sostegno del reddito:

  • prestazioni per le quali il credito viene determinato utilizzando il calcolo del «reddito previsionale»; per tali fattispecie, in altre parole, l’Inps tiene conto della durata teorica della prestazione fino al 31 dicembre 2014: Aspi; mini Aspi; indennità di mobilità ordinaria; disoccupazione speciale per l’edilizia; sussidi per lavoratori socialmente utili, sussidi straordinari o speciali, sussidi erogati in attivazione di programmi di Welfare to Work; crediti da lavoro (cosiddette ultime tre mensilità) pagati a carico del Fondo di garanzia; indennità maternità per congedo obbligatorio; congedo obbligatorio del padre; 
  • prestazioni per le quali il credito viene determinato in base ai dati disponibili: integrazioni salariali (cig, cigs e cig in deroga, ovviamente solo quelle a pagamento diretto); indennità di malattia; indennità di congedo parentale; congedo facoltativo del padre; indennità antitubercolari; permessi ex lege 104/1992; prestazioni di congedo straordinario; disoccupazione agricola.Prestazioni escluse. Alcune prestazioni, invece, restano escluse dal bonus (si veda tabella) tra cui l’anticipazione di Aspi, mini Aspi (operativa per il triennio 2013/2015) e di mobilità, al fine di intraprendere un’attività di lavoro autonomo o per avviare un’attività in forma di autoimpresa o di micro impresa o per associarsi in cooperativa. Le anticipazioni, spiega l’Inps, non sono più funzionali al sostegno dello stato di bisogno che nasce dalla disoccupazione e, pertanto, perdono la connotazione di tipica prestazione di sicurezza sociale, per assumere la natura di contributo per lo sviluppo dell’autoimprenditorialità.
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