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Bonus pubblicità, nuova chance tra conferme ed esclusioni

Novità per il bonus pubblicità. Con la legge di Bilancio 2021 (articolo 1, comma 608 della legge 78/2020), infatti, il legislatore ha prorogato fino al 2022 il regime «straordinario» del credito d’imposta per investimenti pubblicitari di cui all’art. 57-bis del dl 50/2017. Per il biennio 2021-2022, quindi, il bonus per investimenti pubblicitari è concesso nella misura unica del 50% del valore degli investimenti effettuati sui giornali quotidiani e periodici, anche online, entro il limite massimo di 50 milioni di euro per ciascuno degli anni 2021 e 2022, che costituisce il tetto di spesa previsto. La norma, in particolare, stabilisce che: «Ai fini della concessione del credito d’imposta si applicano le disposizioni del comma 1-ter del presente articolo e del regolamento di cui al decreto del presidente del consiglio dei ministri 16 maggio 2018, n. 90». Resta confermata, così, la direzione intrapresa, già per l’anno 2020, con l’articolo 186 del dl 34/2020 il quale, inserendo nel corpo dell’articolo 57-bis il comma 1-ter, ha «sganciato» la concessione del beneficio dal valore incrementale dell’investimento (superiore almeno dell’1% rispetto a quelli effettuati nell’anno precedente). Pertanto, il credito d’imposta spetta nella misura unica del 50% del valore degli investimenti parametrato al totale degli investimenti (anziché ai soli valori incrementali) effettuati nell’anno di riferimento (2021 o 2022). Possono, così, accedere all’agevolazione anche i soggetti che programmano investimenti inferiori rispetto a quelli effettuati nell’anno precedente, i soggetti che nell’anno precedente non hanno effettuato investimenti pubblicitari e infine i soggetti che hanno iniziato la loro attività nel corso dell’anno 2021. Si osserva che il credito d’imposta resta ancorato «ai medesimi soggetti» previsti dalla norma istitutiva dell’agevolazione, ossia i titolari di reddito d’impresa o di lavoro autonomo (indipendentemente da natura giuridica, dimensioni e regime contabile) nonché gli enti non commerciali che effettuano investimenti in campagne pubblicitarie. Tuttavia, il credito d’imposta cambia ambito applicativo. Per gli anni 2021 e 2022, infatti, il tax credit è concesso in relazione agli «investimenti pubblicitari effettuati sui giornali quotidiani e periodici, anche in formato digitale, entro il limite massimo di 50 milioni di euro» per ciascun anno. In particolare, scompare dalla norma il riferimento agli investimenti effettuati sulle emittenti televisive e radiofoniche locali, analogiche o digitali. Ciò comporta che, diversamente dal passato, gli investimenti pubblicitari in radio e tv restano fuori dal beneficio. Ancora, si conferma che restano fuori dal tax credit le spese sostenute per altre forme di pubblicità come per esempio: grafica pubblicitaria su cartelloni fisici, volantini cartacei periodici, pubblicità su cartellonistica, pubblicità su vetture o apparecchiature, pubblicità mediante affissioni e display, pubblicità su schermi di sale cinematografiche, pubblicità tramite social o piattaforme online, banner pubblicitari su portali online, eccetera. L’importo da considerare ai fini dell’agevolazione è costituito dall’ammontare delle spese di pubblicità, al netto dell’Iva se detraibile. Nel caso di Iva indetraibile, l’importo da considerare ai fini dell’agevolazione è costituito dall’ammontare complessivo della spesa pubblicitaria (imponibile + Iva). Sono agevolabili anche i compensi corrisposti alle imprese editoriali, ma non quelli corrisposti alle agenzie intermediarie di pubblicità. Se le fatture non sono state emesse da imprese editoriali ma da soggetti intermediari, nelle stesse dovrà essere specificato l’importo delle spese nette sostenute per la pubblicità, separato dall’importo relativo al compenso dell’intermediario. Si conferma, infine, che continuano ad applicarsi le disposizioni del dpcm n. 90/2018 riguardanti le modalità e i criteri di attuazione della misura in esame e che l’agevolazione è concessa nel limite massimo dello stanziamento annualmente previsto e nei limiti dei regolamenti dell’Ue in materia di aiuti «de minimis».

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