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Bonus mobili, decisivi i documenti

Attenzione al tipo di ristrutturazione, ai pagamenti e ai documenti da conservare per dimostrare i lavori eseguiti in casa. La detrazione del 50% sull’acquisto di mobili e grandi elettrodomestici mette i contribuenti e i professionisti di fronte ad alcune insidie che vanno evitate con cura.
Il primo elemento da non trascurare riguarda i cosiddetti “lavori presupposto”, cioè gli interventi agevolati dalla detrazione del 50% “edilizio”, che devono essere sempre abbinati all’acquisto degli arredi. Contrariamente a quanto si deduce dalla lettura dell’articolo 16, comma 2, Dl 63/2013, secondo l’interpretazione restrittiva delle Entrate, gli interventi di manutenzione ordinaria eseguiti nelle singole unità immobiliari residenziali non danno diritto al bonus per mobili ed elettrodomestici, neppure se rientrano in quelle tipologie di lavori per cui il 50% è concesso a prescindere dall’inquadramento edilizio (ad esempio, opere per il risparmio energetico, per la prevenzione di atti illeciti, per la sicurezza domestica). In pratica, quando si tratta di lavori eseguiti in un’abitazione, il bonus mobili deve essere “agganciato” a interventi che siano – quanto meno – di manutenzione straordinaria.
Per capire cosa ricada nella manutenzione ordinaria e cosa nella straordinaria, bisogna fare riferimento alle definizioni contenute nel Testo unico dell’edilizia (Dpr 380/2001). Sono ordinarie le «opere di riparazione, rinnovamento e sostituzione delle finiture degli edifici e quelle necessarie ad integrare o mantenere in efficienza gli impianti tecnologici esistenti». Ad esempio, la tinteggiatura delle pareti, il cambio di una serratura, la sostituzione delle piastrelle, eccetera.
Attenzione, però: gli stessi interventi – se eseguiti su parti comuni condominiali – possono avere entrambe le detrazioni (50% edilizio e bonus mobili) per l’arredo delle stesse parti comuni, come ad esempio l’alloggio del portiere.
Tornando alle singole residenze, invece, vanno benissimo tutti gli interventi catalogati come manutenzione straordinaria, restauro e risanamento conservativo e ristrutturazione edilizia. Ad esempio, dà diritto al bonus mobili il rifacimento dei bagni comprensivi degli impianti, l’apertura di nuove porte o finestre e il rifacimento delle scale. Anche la sostituzione degli infissi con modelli diversi per colore, materiale o forma può essere abbinata agli arredi, con l’unica avvertenza che la detrazione del 55-65% non consente di avere lo sconto sui mobili e gli elettrodomestici. Una precisazione che vale anche per il cambio della caldaia e per gli altri lavori ammessi al bonus per il risparmio energetico.
In un interpello (direzione regionale delle Entrate del Veneto, protocollo 907-48973/2013 dell’8 novembre 2013) e in una risposta a Telefisco 2014, le Entrate hanno escluso che tra i lavori presupposto rientrino anche quelli anti-effrazione, come l’installazione di un allarme. Ma resta valido il criterio generale: se questi sono classificabili come manutenzione straordinaria, sono comunque utili a ottenere il bonus mobili. Difficile, quindi, ammettere il cambio di una serratura, mentre si apre uno spiraglio per l’installazione di una porta blindata o di un allarme che comporta lavori in muratura. In questi casi, però, sarà fondamentale inquadrare in modo corretto l’esecuzione dei lavori – anche con l’aiuto di un geometra o di un altro tecnico – considerando che spesso i Comuni non richiedono alcuna pratica edilizia per gli interventi minori, e che in molti casi classificano come «manutenzione ordinaria» anche il rifacimento integrale del bagno o il cambio delle finestre (anche se è bene ricordare che la definizione dei lavori è dettata a livello nazionale).
Il rischio concreto è quello di trovarsi a discutere tra qualche anno con gli uffici finanziari locali sulla qualificazione dei “lavori presupposto”: meglio, allora, farsi trovare con le carte in regola.

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