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Bonus mobili, così l’arredo è ripartito

Nessuno si azzarda a scommettere che sì, questo 2015 sarà l’anno della svolta, e che anche sul mercato interno le imprese dell’arredo italiano torneranno a vedere il segno positivo.
Ma molti analisti e operatori del settore lasciano intendere che, dopo sette anni in caduta libera – con una perdita di vendite in Italia pari al 45% – è arrivato il momento di fare spazio all’ottimismo della volontà.
La volontà di uscire da una crisi che ha minato profondamente il tessuto produttivo del settore, lasciando sul campo, dal 2007 a oggi, oltre 14mila imprese del legno-arredo (di cui oltre 5.200 nel solo comparto dei mobili), per un totale di 62mila addetti in meno nell’intera filiera e 34mila nell’area arredo. A tenere in piedi il sistema è stato soltanto il capitolo dell’export: dopo il tonfo del 2009, le vendite all’estero hanno ripreso a crescere e già alla fine di quest’anno dovrebbero raggiungere i livelli pre-crisi. Grazie soprattutto ai mercati emergenti, Cina in testa, e alla ripresa degli Stati Uniti, spinta anche dal cambio favorevole euro-dollaro, che potrebbero attutire i colpi ricevuti su un mercato fondamentale per l’arredo made in Italy come quello russo, che in seguito alla crisi con l’Ucraina ha perso lo scorso anno oltre il 7%.
Tutt’altra storia in Italia, dove il crollo dei consumi si è sommato a quello del mercato immobiliare e dell’edilizia, a cui il mondo dell’arredo è legato a doppio filo. Ora però la fortunata combinazione di una ripresa dell’economia, unita all’atteso recupero delle compravendite abitative (+7% nell’ultimo trimestre 2014, secondo l’agenzia delle Entrate) e agli effetti del bonus mobili potrebbero modificare lo scenario. Non stiamo parlando di una ripartenza eclatante: le stime per il 2015 di FederlegnoArredo (Fla), l’associazione che riunisce le aziende del comparto, indicano ancora un -0,9%. Ma siamo pur sempre anni luce avanti rispetto ai tonfi degli ultimi anni.
«Qualcosa si sta muovendo – conferma il presidente di Fla Roberto Snaidero –. L’incentivo fiscale sull’acquisto di mobili in caso di ristrutturazione è stato vitale per contenere le perdite sul mercato interno e salvare migliaia di posti di lavoro». Oltre 10mila quelli recuperati, secondo le stime dell’associazione, tra l’entrata in vigore del bonus mobili (settembre 2013) e la fine del 2014, con una spesa finale di 1,9 miliardi a esso collegata.
«Siamo fiduciosi che questo strumento di politica industriale, confermato dal Governo per tutto il 2015, contribuirà a invertire la tendenza sul mercato interno – aggiunge Snaidero – e per questo nel nostro recente incontro a Roma con i rappresentanti di Governo e Parlamento abbiamo chiesto una sua stabilizzazione». Il rinnovo di anno in anno (tanto più se incerto fino all’ultimo, come accaduto lo scorso anno) rischia infatti di ridurne il potenziale. La proposta di un rinnovo a lungo termine è stata accolta con favore dal Governo che, aggiunge Snaidero, «ha compreso l’efficacia di questo strumento». I suoi vantaggi non si limitano infatti ai ricavi per le aziende, ma si traducono anche in un ritorno per lo Stato, in termini di gettito Iva aggiuntivo (calcolato in 360 milioni tra settembre 2013 e fine 2014) e di risparmio sulla cassa integrazione (circa 40 milioni).
L’attenzione e il sostegno al settore, dimostrati anche sul fronte dell’internazionalizzazione, segnano dunque un cambio di passo della politica, confermato anche da altri imprenditori: «I primi mesi dell’anno mi hanno un po’ confortato sulle prospettive del mercato interno», dice Stefano Bordone, presidente di Kundalini, azienda dell’illuminazione che, grazie alla sua forte vocazione all’export (il 73% del fatturato) è riuscita a crescere anche in questi anni di difficoltà. Non tanto per i numeri, precisa, «quanto per la sensazione che, per la prima volta, abbiamo di fronte degli interlocutori interessati all’impresa e sensibili alle nostre esigenze, che adottano azioni concrete».
Pare che lo stesso sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri, Graziano Delrio, si sia impegnato a mettere subito al lavoro i tecnici del Governo, per verificare le coperture alle diverse proposte avanzate da FederlegnoArredo. Non solo la stabilizzazione del bonus ma anche, spiega Snaidero, «la possibilità di aumentarne il plafond, attualmente a 10mila euro». Tecnicamente, la proposta di Fla è spostare il focus degli incentivi governativi dalle singole voci di spesa (acquisto di mobili e ristrutturazione edilizia) alla spesa nel suo complesso, senza svincolare il bonus mobili dagli interventi edili. Attualmente il governo prevede un incentivo del 50% su un massimo di spesa di 96mila euro in ristrutturazioni e 10mila in acquisto di mobili. La misura potrebbe essere ancora più appetibile, suggeriscono gli industriali dell’arredo, se si lasciasse ai cittadini la libertà di decidere la composizione della spesa all’interno della somma totale, ovvero 106mila euro. Nessun antagonismo con le imprese di costruzioni, dunque, ma semmai una strategia in più per esplodere un potenziale inespresso.
Altra proposta, spiega ancora a Snaidero, «è sganciare il bonus dalle ristrutturazioni nel caso di acquisti di mobili per la prima casa da parte di giovani coppie». Una misura più facile da ottenere rispetto al vecchio cavallo di battaglia di Fla, ovvero la richiesta di un’Iva agevolata per questa categoria di contribuenti (che si scontra con alcuni vincoli normativi europei), ma altrettanto efficace per spingere i consumi ancora stagnanti nel nostro Paese.
Perché il punto, ricorda il presidente di Poliform-Varenna Giovanni Anzani, «è fare di tutto per rimettere in moto il mercato interno. Per mantenere i livelli produttivi, la nostra azienda ha dovuto in questi anni invertire il rapporto tra Italia ed estero: cinque anni fa esportavamo il 30% della produzione e vendevamo in Italia il resto. Ora avviene il contrario». Tutte le stime economiche sono positive ma, aggiunge Anzani, «tra i cittadini manca ancora la percezione di una ripresa e rimane un clima di incertezza». Perché il 2015 possa essere davvero un anno di svolta, «servono stabilità politica e riforme serie, per dare fiducia alle perone».
Per Marco Predari, socio e consigliere delegato della Universal Selecta, specializzata in pareti mobili «tutti i segnali lasciano pensare a una ripresa. Qualcosa si muove sul fronte dell’edilizia, a cui è strettamente legato il nostro settore, soprattutto nel campo delle ristrutturazioni» (secondo il Cresme cresceranno del 3,5% nel 2015). A Milano, Roma, Napoli, Bologna, Firenze ripartono i cantieri. Per agganciare la ripresa occorre, secondo Predari, puntare sulla qualità e sulle certificazioni, «che presto saranno obbligatorie e che fanno la differenza quando lavoriamo con i grandi studi di progettazione italiani ed esteri». Un’ulteriore spinta, secondo Predari e Bordone, potrebbe arrivare dal bonus per la ristrutturazione degli alberghi (di cui mancano però ancora i decreti attuativi), introdotto la scorsa estate, che prevede anche una quota del 10% nel credito d’imposta destinata all’acquisto di mobili.

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