Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Bonus mobili, corsa a ostacoli

Per il bonus mobili si prospetta un percorso ricco di insidie. Chi in queste ore sta valutando la convenienza della detrazione fiscale del 50% per un massimo di 10mila euro di spese deve prestare molta attenzione a date e adempimenti per non perdere il diritto allo sconto fiscale.
Non c’è infatti solo la condizione di legare il rinnovo dell’arredamento a lavori di ristrutturazione che a loro volta beneficiano della detrazione per ottenere la restituzione di metà della spesa in dieci anni.
Il primo accorgimento riguarda le date. I dubbi si sono chiariti solo in questi giorni con il passaggio del decreto (Dl 63/2013) all’esame del Parlamento. In Senato infatti è stato inserito un emendamento all’articolo 16 che chiaramente fissa la partenza del bonus-mobili alle spese «documentate e sostenute dalla data di entrata in vigore del presente decreto». Il provvedimento è entrato in vigore il 6 giugno scorso. Non c’è spazio quindi per eventuali interpretazioni estensive e retroattive.
La data chiave del 6 giugno riguarda le spese sostenute per l’acquisto dei mobili. Discorso diverso è quello delle date dei lavori di ristrutturazione edilizia. In questo caso le certezze sono minori: se infatti non c’è dubbio che la detrazione per l’arredamento e gli elettrodomestici valga per lavori ancora in corso alla fatidica data del 6 giugno scorso, più incerta resta la possibilità di usufruirne per lavori ultimati, con tanto di comunicazione di fine lavori, magari lo scorso anno. In questo caso, prima di contare sullo “sconto” sarebbe meglio attendere le istruzioni dell’Agenzia delle entrate, visto che su questo aspetto non ci sono precedenti.
I pagamenti
Dopo il comunicato stampa dell’Agenzia delle entrate del 4 luglio scorso è chiaro che l’unico mezzo di pagamento accettato è il bonifico bancario o postale, che sul genere di quelli già richiesti per le ristrutturazioni edilizie deve essere “parlante” e quindi riportare:
– la causale del versamento attualmente utilizzata dalle banche e da Poste italiane;
– il codice fiscale del beneficiario della detrazione;
– il numero di partita Iva ovvero il codice fiscale del soggetto a favore del quale il bonifico è effettuato.
L’esigenza del bonifico rischia di scoraggiare qualche contribuente. Al momento infatti il pagamento di mobili ed elettrodomestici avviene in contanti, con assegni o con il ricorso a finanziamenti agevolati offerti dalle finanziarie. E se mentre appare possibile cambiare rotta e passare dall’assegno al bonifico, soprattutto per acquisti rilevanti non in pronta consegna, diventa molto più impervio servirsi dell’acquisto tramite finanziaria, con successivo pagamento a rate. Sia perché occorre cambiare le procedure della società finanziatrice (oggi basate sopratutto su Rid e domiciliazione bancaria), sia perché non c’è coincidenza tra il beneficiario del bonifico (la finanziaria) e l’emittente della fattura (il rivenditore di mobili). Anche su questo punto diventano urgenti i chiarimenti del Fisco.
Quali mobili
Il Senato ha già esteso la detrazione ai «grandi elettrodomestici di classe non inferiore alla A+». Per individuarli può aiutare (in attesa di specifici chiarimenti) il dossier del servizio studi della Camera, secondo cui si considerano tali comunemente: «frigorifero, lavatrice, congelatore, lavastoviglie, lavasciuga, forno».

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Intervista ad Alessandro Vandelli. L'uscita dopo 37 anni nel gruppo. I rapporti con gli azionisti Un...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

I gestori si stanno riorganizzando in funzione di una advisory evoluta che copra tutte le problemati...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Non far pagare alle aziende i contributi dei neo assunti per due anni. È la proposta di Alberto Bom...

Oggi sulla stampa