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Bonus Irpef in salita per i redditi bassi

Dalle slide al decreto legge: per il bonus Irpef comincia oggi la settimana decisiva, quella in cui il Governo punta a mettere nero su bianco lo sconto fiscale fino a 80 euro al mese destinato ai lavoratori dipendenti. Secondo le ipotesi circolate nei giorni scorsi, il bonus fiscale – sotto forma di detrazione extra large – alleggerirà le ritenute effettuate dal datore di lavoro e renderà più pesante la busta paga.
In attesa di conoscere le cifre e i tempi esatti, gli operatori professionali e i contribuenti iniziano a chiedersi come funzionerà la nuova agevolazione. I punti interrogativi più grandi sono due. Primo: come potranno ottenere lo sconto tutti quei lavoratori a basso reddito che già oggi non pagano imposte? Secondo: come faranno ad averlo i collaboratori, le colf, le badanti e tutti gli altri soggetti che incassano redditi «assimilati» a quelli di lavoro dipendente, ma non hanno tecnicamente un sostituto d’imposta?
Per gli oltre 4 milioni di lavoratori che guadagnano fino a 8mila euro all’anno, la soluzione prospettata la scorsa settimana ha un nome preciso: «credito d’imposta». In pratica, significa che il contribuente potrà “incassare” il bonus anche se non ha imposte da pagare. Come e quando, però, dovranno stabilirlo i tecnici dell’Economia e di palazzo Chigi.
«L’ipotesi più lineare è che il credito d’imposta venga recuperato con la dichiarazione dei redditi presentata nel 2015, anche se questo allungherebbe i tempi per chi non può presentare il modello 730 e sarà costretto ad aspettare il rimborso, che a seconda delle zone può arrivare dopo due, tre o quattro anni», osserva Paolo Conti, direttore del Caf Acli. «In alternativa si potrebbe prevedere un iter di liquidazione diretta da parte dello stesso sostituto d’imposta o delle Entrate, legato ad esempio alla presentazione di un modulo ad hoc, sulla falsariga del bonus incapienti del 2010».
Al di là del credito d’imposta, sarà importante vedere come verrà ingegnerizzato il bonus Irpef nei casi “normali”, cioè nelle situazioni in cui c’è un dipendente che lavora dal 1° gennaio al 31 dicembre per lo stesso datore di lavoro e si vede trattenere ogni anno qualche migliaio di euro di Irpef dallo stipendio. Le implicazioni operative non vanno sottovalutate, perché l’Italia è un Paese di microimprese: «Se escludiamo i pensionati e i pubblici impiegati, il numero degli addetti per ogni sostituto d’imposta è mediamente molto basso», rileva ancora Conti del Caf Acli. Gli stessi dati delle Finanze mostrano che quasi 2 milioni di lavoratori sono assunti da ditte individuali e più di un milione e mezzo da Snc e Sas. Tutti soggetti che si appoggiano a professionisti esterni che dovranno rapidamente allinearsi alle novità. «Al momento il meccanismo non è chiaro – spiega Marina Calderone, presidente del Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro – e noi non siamo in grado di dare indicazioni ai nostri colleghi».
Infine, c’è il nodo dei tempi. Il Governo ha annunciato che il bonus arriverà a maggio, «ma anche se il decreto legge sarà approvato venerdì prossimo, nella migliore delle ipotesi si potrebbe intervenire sugli stipendi di competenza del mese di maggio, che molte aziende pagano a inizio giugno», rileva ancora Calderone.
A richiedere tempo è, in primo luogo, l’adeguamento dei software utilizzati per le buste paga: «Occorre intervenire sui programmi, consegnare i prodotti e formare gli operatori», precisa Bonfiglio Mariotti, presidente di Assosoftware, l’associazione che riunisce le aziende del settore del software gestionale e fiscale. «Si tratta di un processo – prosegue – che richiederebbe tre o quattro settimane. Predisporre la macchina per versare il bonus non è banale: sarebbe opportuno che il Governo consultasse gli operatori per evitare di varare regole difficilmente applicabili».
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