Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Bonus fiscali non limitabili per mancanza di fondi

La tutela del legittimo affidamento del contribuente non consente alla legge di limitare un suo diritto “perfetto”, in quanto definitivamente acquisito. Il principio appena rammentato – mai messo (in teoria) in discussione dalla giurisprudenza dominante – ha trovato una conferma nell’ordinanza della Corte di cassazione n. 9026 del 14 marzo scorso (si veda «Il Sole 24 Ore» del 12 aprile). Con questo provvedimento i magistrati di Piazza Cavour hanno rimesso al giudice delle leggi la valutazione della costituzionalità di una norma (nel caso di specie, in materia di crediti d’imposta attribuiti per la ricerca) che – intervenuta successivamente alla maturazione di uno specifico diritto – ne ha “mortificato” l’utilizzabilità per l’esaurimento delle risorse, solo successivamente individuate nel bilancio dello Stato per garantirne la sua fruizione.
Non è la prima volta che vengono sollevati dubbi su leggi riguardanti limiti postumi a benefici fiscali. Per la prima volta, però, la questione non verte su una specifica ipotesi di “decadenza” ma sulla possibilità di limitare (o postergare) un diritto già acquisito, per mere esigenze di bilancio dello Stato. Inoltre, anche il criterio temporale per l’assegnazione dei benefici (sebbene con riferimento al caso di specie, ovverossia quello dei diritti già formalmente maturati) viene messo in discussione dalla Cassazione, con delle argomentazioni di particolare pregio e rilevanza. È, dunque, di piena evidenza che quanto verrà dai giudici costituzionali deciso su questo caso non mancherà di generare ripercussioni su un’altra serie di questioni (sempre riguardanti l’assegnazione di incentivi fiscali), prima tra tutte l’analoga fattispecie (rispetto a quella qui in discussione) della limitazione (e postergazione) dei crediti d’imposta di coloro che avevano già avviato (e, in alcuni casi, già realizzato) gli investimenti agevolati in base all’articolo 8 della legge 388/2000 alla data di entrata in vigore del decreto 138/2002.
I fatti in discussione sono quelli del credito d’imposta per la ricerca, introdotto con i commi da 280 a 283 dell’articolo 1 della legge 296/06, per come successivamente modificato dal decreto 185/08. La norma aveva attribuito alle imprese – dal 2006 al 2009 – un credito d’imposta, fruibile in compensazione nel modello F24, pari a una certa (e mutabile, a seconda dei casi) percentuale dei costi sostenuti per attività di ricerca e sviluppo. La legge originaria non fissava alcun “tetto globale” alla fruizione del beneficio, né prevedeva limiti di copertura del minor gettito fiscale derivante dalla relativa fruizione da parte dei contribuenti. L’articolo 29 del decreto 185 aveva, però, esteso al bonus in discussione la disciplina sul “monitoraggio dei crediti d’imposta” del decreto 138/2002 e, di conseguenza, aveva stabilito un tetto massimo al credito d’imposta fruibile da parte delle imprese, parametrato agli stanziamenti nel bilancio dello Stato. Successive disposizioni stabilirono che – per la fruizione del credito d’imposta – bisognava ricorrere alla procedura del click day (denominata «prenotazione dell’accesso alla fruizione del credito d’imposta») non solo per le attività avviate a partire dalla data di entrata in vigore del Dl 185, ma anche per le attività avviate (e finanche già realizzate) prima del medesimo. Per le attività già avviate, però, per i giudici di Cassazione ciò potrebbe essere incostituzionale.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

L’anno del Covid si porta via, oltre ai tanti morti, 150 miliardi di Pil. Ma oggi si può dire che...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Forte crescita dell’attività di private equity nei primi due mesi dell’anno. Secondo il dodices...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Goldman Sachs ha riavviato il suo trading desk di criptovalute e inizierà a trattare futures su bit...

Oggi sulla stampa