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Bonus fiscale incerto, spettanza contestabile

Nessuna conferma del credito d’imposta anche se la sua spettanza non sia stata contestata dall’Agenzia delle entrate entro i termini di accertamento. L’amministrazione finanziaria, infatti, ha il potere di contestare la sussistenza di un credito anche dopo il trascorrere dei termini previsti dall’art. 57 del dpr 633/1972 (ai fini Iva) e 43 del dpr 600/1973 (ai fini delle imposte dirette). Questo quanto affermato dalla sezione quinta della Corte di cassazione nella sentenza n. 10476 del 20 maggio scorso.

Il caso. Una società, a seguito della presentazione di dichiarazione integrativa a favore per il 1994, formulava istanza di rimborso per la somma di imposta sostitutiva versata erroneamente in eccedenza. A seguito del silenzio rifiuto all’effettuazione del rimborso la contribuente adiva i giudici, i quali sia nel primo sia nel secondo grado di giudizio affermavano il diritto al rimborso della società. In particolare la Ctr del Lazio (sent. n. 127, 19.03.2009), rigettava l’appello proposto dall’ufficio, sul rilievo che «stante il superamento dei termini di rettifica della dichiarazione, si deve affermare la legittimità e la definitività del richiesto rimborso di imposta, poiché è oramai preclusa all’amministrazione finanziaria qualsiasi attività di verifica documentale in ordine al credito vantato dalla società».

La decisione della Corte di cassazione. L’Agenzia delle entrate ha quindi impugnato tale sentenza dinanzi la Corte di cassazione deducendo violazione e falsa applicazione di norme di legge e censurando la decisione dei giudici di secondo grado, tra l’altro, nella parte in cui essi avevano ritenuto consolidato il credito emergente dalla dichiarazione integrativa, in quanto questa non era stata oggetto di rettifiche nei termini di accertamento. Tale motivo è stato accolto dalla Cassazione la quale ha affermato che il mancato esercizio del potere di accertamento, entro i termini previsti per legge, con riferimento a una dichiarazione «non determina un consolidamento del credito di imposta indicato in tale dichiarazione e la definitiva costituzione del diritto al rimborso». Infatti «l’intervenuta decadenza dei termini per l’azione accertatrice determina la preclusione per l’amministrazione finanziaria allo svolgimento di attività di accertamento di un credito fiscale a proprio favore maggiore di quello risultante dalla dichiarazione». Lo spirare dei termini di accertamento, con riferimento alla verifica della sussistenza di un credito fiscale a favore del contribuente «non determina, invece, alcuna preclusione alla facoltà dell’amministrazione di contestare la sussistenza di un proprio debito qualora sia destinataria di una richiesta di rimborso». All’Agenzia delle entrate da un lato è quindi consentito di contestare un atto del contribuente, oltre i termini di accertamento, «solo nella misura in cui tale contestazione consenta all’amministrazione di evitare un esborso», dall’altro gli è preclusa, oltre i termini, qualsiasi azione qualora questa «comporterebbe l’affermazione di un credito» dell’ufficio. In tale contesto, la Corte afferma, che il contribuente non è privo di difesa avverso il potere di controllo dell’ufficio circa la spettanza del credito, infatti esso può addire i giudici avverso il rifiuto al rimborso espresso o tacito al rimborso.

Claudia Marinozzi 

 

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