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Bonus e tagli, misure per 20 miliardi Guidi promette: taglieremo l’Irap

Una manovra per il 2015 da poco più di 20 miliardi di euro, di cui solo una minima parte, tre o quattro miliardi, destinati alla correzione dei conti pubblici. Con la prosecuzione degli sgravi fiscali ai lavoratori dipendenti e il taglio dell’Irap alle imprese finanziate dalla spending review, che tra l’altro si appresta a colpire le auto blu dei ministeri. E con il pareggio strutturale di bilancio ancora rinviato di un altro anno al 2017, ben oltre la data del 2015 concordata a suo tempo con la con Ue, e già spostata dal governo Renzi al 2016 per via del peggioramento della congiuntura. 
Il problema è che l’economia è ancora ferma, come dimostra anche il dato di ieri dell’Istat sulle vendite al dettaglio, scese a luglio dello 0,1% ed in un anno dell’1,5%, e il governo potrebbe esser costretto a «sfidare» nuovamente la Ue sui tempi di rientro del deficit. La Nota di aggiornamento del quadro macroeconomico che arriverà mercoledì primo ottobre sul tavolo del Consiglio dei ministri dovrebbe certificare per quest’anno, secondo fonti concordanti, un’ulteriore caduta del prodotto interno compresa tra lo 0,2 e lo 0,3%, quando ancora ad aprile veniva stimato un più 0,8%, e una ripresa modesta nel 2015. La minor crescita determinerebbe per quest’anno un conseguente ma leggero peggioramento del deficit pubblico. Invece di scendere al 2,6% nominale il disavanzo dovrebbe attestarsi sul 2,8% beneficiando, come il rapporto debito/pil, della recente rivalutazione del prodotto interno lordo.
Secondo le indiscrezioni della vigilia, il rapporto deficit/pil nominale resterebbe ancorato a quota 2,8% anche nel 2015. In termini strutturali, che sono poi quelli che contano per Bruxelles, il deficit del 2015 subirebbe una correzione modestissima, se non nulla, per poi scendere verso il pareggio effettivo di bilancio più rapidamente, nei due anni successivi, anche grazie alla ripresa della crescita economica.
La conferma del bonus di 80 euro ai lavoratori dipendenti nel 2015 costerebbe 10 miliardi, di cui solo 2,3 sono coperti dai tagli di spesa già varati, come quelli delle auto blu dei ministeri, che dopo il decreto ormai alla firma del premier, ha ricordato ieri il ministro Marianna Madia, non potranno essere più di cinque per ciascuna amministrazione. Per un’ulteriore riduzione dell’Irap del 10% alla quale, dice il ministro Federica Guidi, si sta lavorando servirebbero invece 2,4 miliardi di euro, mentre per coprire le spese come le missioni di pace, il cinque per mille, i rinnovi contrattuali delle forze dell’ordine, il rifinanziamento della cassa integrazione occorrerebbero tra i 4 e i 6 miliardi. Potrebbero però essere necessari fondi aggiuntivi per la scuola e per la riforma degli ammortizzatori sociali che accompagnerà quella del lavoro. In funzione dei margini disponibili il governo valuterà anche la questione degli altri contratti del pubblico impiego. Fermo restando che per il rinnovo non ci sono nel bilancio fondi stanziati, e che dunque andrebbero recuperati.

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