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Bonus di 80 euro legato al periodo di lavoro

Il bonus del Governo Renzi dovrà essere rapportato al periodo di lavoro nell’anno. Lo si evince dal testo definitivo del Dl spending review.
Rispetto alle bozze circolate nei giorni scorsi, l’ultima versione aggiusta il tiro. Gli 80 euro saranno riconosciuti interamente a tutti coloro che devono pagare imposta e che hanno un reddito compreso tra 8000,01 e 24.000 euro. Per chi ha, invece, un reddito che supera i 24.000 ma fino a 26.000 euro, è previsto un décalage che si ottiene mediante l’applicazione di una formula.
Si tratta di una somma esente da contributi e da imposte, che non confluisce nell’imponibile di Tfr ma che aumenta il netto della busta paga. Anche se l’introduzione del bonus è di questi giorni, in realtà lo stesso va riferito a tutto il 2014; ne deriva che, per rapportarlo all’effettivo periodo di lavoro, seguendo le regole previste per le detrazioni, si potrebbe dividere il credito (640 euro) per 365 giornate e moltiplicarlo per i giorni (di calendario) di lavoro nell’anno.
Inizia, così, il cammino dei sostituti d’imposta chiamati in prima linea al riconoscimento del l’agevolazione fiscale. Saranno, infatti, il datore di lavoro, il committente, ovvero chi eroga i redditi la cui percezione fa nascere il diritto al bonus, a riconoscerlo in forma automatica, senza che il beneficiario presenti alcuna domanda. Si tratta dei sostituti di imposta (privati e pubblici) di cui agli articoli 23 e 29 del Dpr 600/73.
I redditi che fanno sorgere il diritto al bonus sono quelli di lavoro dipendente e assimilato (escluse le pensioni). Presupposto fondamentale, per il riconoscimento del credito, è l’esistenza di un debito di imposta a favore del l’Erario che residui dopo aver applicato la sola detrazione fiscale prevista per il reddito di lavoro dipendente. Qualora, infatti, il lavoratore abbia diritto anche alle detrazioni per i familiari a carico, la cui applicazione azzeri completamente l’imposta dovuta, il bonus deve essere erogato. Va da sè che questa verifica deve necessariamente essere fatta su base annuale. Le paghe hanno, tuttavia, una dinamica mensile e anche il credito, se spettante, deve essere erogato mensilmente a partire dalla busta paga di maggio sino a quella di dicembre.
Il decreto non precisa l’anno di percezione del reddito di riferimento; si presuppone, dunque, che si tratti di quello dello stesso anno in cui viene riconosciuto il credito; la sua quantificazione potrà essere eseguita con esattezza solo a fine anno. Nel frattempo, per permettere la corresponsione mensile del bonus, i sostituti di imposta dovranno stimare il reddito annuo e fare attenzione a quelli che più si avvicinano alla soglia limite (26.000 euro annui) evitando, ove possibile, di riconoscere il bonus mensilmente, per poi doverlo recuperare in sede di conguaglio fiscale di fine rapporto o di fine anno in quanto non spettante per superamento della soglia reddituale: circostanza che potrebbe recare un sensibile disagio al lavoratore. Le somme anticipate dal sostituto, potranno essere recuperate utilizzando le ritenute fiscali operate nello stesso periodo; nel caso non fossero sufficienti, si potranno aggredire i contributi previdenziali dovuti (senza che questo crei un danno alla previdenza dei lavoratori). La norma usa il termine “previdenziali” e da ciò sembra doversi escludere il recupero sui premi Inail (salvo diverse istruzioni).
Il decreto non specifica nulla in relazione alla percezione di altri tipi di reddito (il cui ammontare potrebbe essere considerevole). In tali circostanze sembrerebbe che il bonus spetti comunque.

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