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Bonus da mille euro al mese

Il redditometro ha l’obiettivo di «intercettare forme di evasione spudorata» e «i finti poveri». E per farlo l’amministrazione finanziaria, nella fase di analisi del rischio e selezione delle posizioni da sottoporre a controllo, ha indicato in circa 1.000 euro mese, quindi 12mila euro annui, il limite marginale entro cui perde di interesse la posizione del contribuente alla luce della specificità comparata dell’attività di accertamento. Il tutto con buona pace dello scostamento del 20% tra reddito consumato e reddito dichiarato che, come già sperimentato con il “redditest”, entrerà in gioco solo nella fase di accertamento.
La difesa a tutto tondo del nuovo strumento di accertamento, il direttore delle Entrate, Attilio Befera l’affida al suo vicedirettore Marco Di Capua, dopo aver comunque precisato che il redditometro «è uno strumento che, a differenza del passato, abbandona il ricorso alla presunzione della disponibilità di pochi beni e si concentra sulla spesa effettiva del contribuente che non ha un reddito adeguato a supportarla».
L’arrivo di una sorta di franchigia sulle spese “da redditometro” è emerso nel corso del convegno tenutosi ieri a Roma al Comando generale della Guardia di Finanza, in cui la Commissione bicamerale di vigilanza sull’anagrafe tributaria, presieduta da Maurizio Leo, ha presentato i dati conclusivi dell’indagine conoscitiva sullo stato del sistema delle banche dati della fiscalità (anticipata su Il sole 24 Ore del 24 dicembre scorso).
Befera ha colto anche l’occasione per ricordare che proprio grazie all’informatica si sono migliorati i servizi ai cittadini ma anche che nella lotta all’evasione, un male da estirpare che sottrae ogni anno alla collettività non meno di 120 miliardi di euro, l’agenzia delle Entrate «nel 2012 ha confermato lo stesso risultato del 2011 nonostante la crisi». Su cui non va trascurato l’impatto dell’1,8 milioni di rateizzazioni concesse dal 2008 ad oggi ai contribuenti in difficoltà per un totale di circa 22 miliardi di euro. «Somme recuperate che dunque entreranno nelle casse dello Stato in tempi più lunghi, anche superiori ai 72 mesi».
Lasciato il convegno il direttore delle Entrate ha raggiunto Palazzo Chigi dove ha incontrato il premier Mario Monti. E stando alle dichiarazioni ufficiali l’incontro non aveva al centro il redditometro, giudicato qualche giorno fa un bomba ad orologeria dallo stesso Monti, ma rientrava tra i «periodici incontri sull’evasione fiscale e sull’andamento delle entrate».

Per l’entrata in vigore del redditometro, comunque, si dovrà attendere la circolare esplicativa dell’Agenzia, che però deve essere ancora pensata e scritta, ha detto ancora Marco Di Capua. Nel suo intervento Di Capua ha precisato anche con il redditometro vanno distinte due fasi: quella dell’analisi del rischio e quella accertativa. L’uso intelligente del patrimonio informativo esistente consentirà al fisco di migliorare e affinare proprio l’analisi del rischio. «Con la platea di spesa ampliata, ha precisato Di Capua, non c’è criminalizzazione della ricchezza. Ciò che interessa non è più perché il contribuente ha comprato o perché ha speso, ma quello che si è speso». È giusto, ha concluso Di Capua, «che ci sia libertà di impiego del proprio reddito». Con la “franchigia” fino a 12mila euro, il fisco di fatto darà una rilevanza marginale alle medie Istat. E sull’inversione dell’onere della prova Di Capua ha sottolineato che non sarà certo diabolica. Lo stesso decreto attuativo elenca le possibilità di difesa da far valere in contraddittorio dal contribuente.
Un campanello di allarme sul redditometro lo lancia comunque il presidente della Corte dei Conti, Luigi Giampaolino. È necessario «evitare l’uso disinvolto di informazioni disallineate e non verificate» nell’adozione di strumenti come il redditometro. «Il redditometro – ha aggiunto Giampaolino – come tutti gli strumenti presuntivi ha bisogno di cautela per l’efficacia probatoria».
Alla luce delle precisazioni del vicedirettore Di Capua sul nuovo strumento «si sta aggiustando il tiro», ha concluso il Presidente della Commissione parlamentare di Vigilanza sull’Anagrafe Tributaria, Maurizio Leo. «Si va sulla strada – ha spiegato Leo – di tener in minor considerazione gli elementi statistici. È un passo avanti perché il redditometro si deve fondare su elementi certi che sono quelli dell’Anagrafe tributaria e delle dichiarazioni, sulla spesa effettiva e non su quella presunta».
Sull’importanza dell’analisi del rischio ha posto l’accento anche il Comandante generale della Guardia di Finanza, Saverio Capolupo, sottolineando come questa delicata fase istruttoria consenta ai reparti sul territorio di verificare in tempi rapidi la fondatezza della nostra azione di contrasto. Che, ha concluso Capolupo, spazia a 360 gradi dall’evasione al riciclaggio, dalle frodi più complesse all’uso distorto di fondi pubblici.

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