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Bonus capitalizzazione da 1,8 miliardi

Sono oltre 205.000 le società che hanno utilizzato l’Aiuto alla crescita economica (Ace) e hanno maturato il diritto alla deduzione per incremento di capitale per 1,8 miliardi di euro. Non solo. Gli effetti della crisi in piena “guerra dello spread” si sono fatti sentire sulle imprese dove, stando alle dichiarazioni Ires, almeno il 10,2% del totale è coinvolto in situazioni di fallimento, liquidazione o estinzione. Difficoltà in crescita rispetto all’anno d’imposta precedente: +4,4% contro il 3,1% del 2010. Sul fronte Irap continuano a ridursi i soggetti obbligati alla dichiarazione (-2,1% rispetto al 2010) per la continua adesione al regime dei minimi da parte delle persone fisiche con ricavi fino a 30mila euro, cresciuti del 7,1% rispetto al 2010. È quanto emerge dalla fotografia scattata dal Dipartimento delle Finanze con le dichiarazioni presentate nel 2012 (anno d’imposta 2011) dalle società di capitali ai fini Ires e dai soggetti obbligati alla dichiarazione Irap.
Tra le novità dell’anno d’imposta 2011, spicca l’agevolazione per favorire la capitalizzazione delle imprese. Con il salva-Italia di fine 2011, infatti, era stato introdotto l’Ace ovvero l’aiuto alla crescita economica che consente alle imprese di portare in deduzione dal reddito d’impresa il rendimento figurativo del capitale proprio. Il rendimento è fissato al 3% per i primi 3 anni di applicazione (2001-2013), mentre con la legge di stabilità il rendimento salirà al 4% per il 2014, al 4,50% per il 2015 e al 4,75% per il 2016. Nel suo primo anno di applicazione l’Ace è stata utilizzata da 205mila imprese che hanno sfruttato deduzioni pari a 1,8 miliardi. Di questi, sempre secondo i dati delle dichiarazioni Ires, 300 milioni sono stati riportati nei periodi d’imposta successivi, in quanto non è stato possibile utilizzarli in deduzione dal reddito dichiarato dalle società o dal reddito netto dichiarato dai gruppi. A beneficiarne sono state principalmente le società che svolgono servizi finanziari, escluse le assicurazioni e i fondi pensione (29%), commercio all’ingrosso, escluso quello di autoveicoli e di motocicli (7%) e le attività immobiliari (6%). Mentre in termini di localizzazione delle società che hanno spinto sulla capitalizzazione il podio è composto da Lombardia (29%), Veneto (12%) ed Emilia Romagna (12%).
Dalle dichiarazioni Ires emerge anche l’impatto della nuova robin tax per le società petrolifere e dell’energia elettrica, ovvero della maggiorazione Ires del 10,5% estesa anche alle società che operano nella trasmissione, dispacciamento o distribuzione dell’energia elettrica, nel trasporto o distribuzione del gas e nella produzione di energia elettrica con impiego prevalente di biomasse e di fonte fotovoltaica o eolica. Dalle dichiarazioni Unico 2012 risultano 509 società (0,05% del totale) che dichiarano un’addizionale Ires di 1,5 miliardi di euro con un incremento del 182% rispetto al 2010 che, secondo le Finanze, è attribuibile sia all’aumento dell’aliquota sia all’estensione dei criteri di applicazione (volume di ricavi dichiarati nel periodo d’imposta precedente, si abbassa a 10 milioni di euro, il reddito imponibile deve essere superiore a 1 milione di euro e l’aliquota è stata aumentata di 4 punti percentuali). Il 76% dell’addizionale proviene da società con sede legale nel Lazio (54%) e in Lombardia (22%).
L’Ace non ha comunque frenato l’aumento delle società in difficoltà. Il 32% delle imprese dichiara in perdita e oltre il 10%nel 2011 ha dichiarato situazioni di fallimento, liquidazione o estinzione. Nonostante questo i soggetti che dichiarano un reddito aumentano del 3,4% rispetto all’anno precedente mentre diminuiscono quelli in perdita (-2,9%).
Il reddito d’impresa totale dichiarato è sostanzialmente invariato rispetto all’anno precedente (155,6 miliardi, +0,3% rispetto al 2010) e si conferma fortemente concentrato nelle regioni del centro nord, mentre il reddito medio dichiarato, pari a 227.170 euro, subisce un decremento (-3%). Dall’analisi dei soggetti in continuità di esercizio si rileva che il reddito medio, pari a 238mila euro, è superiore del 4,85% rispetto a quello totale (pari a 227mila euro), mentre la perdita media, pari a 155mila euro, supera dell’11,51% quella totale (pari a 139 mila euro).
Sul fronte Irap nonostante la fuga “dei piccoli” emerge che la base imponibile è pari a 673,4 miliardi di euro con un incremento rispetto al 2010 dello 0,8%. L’imposta dichiarata è stata pari a 33 miliardi di euro (+1,8% rispetto al 2010), con un valore medio di 10.550 euro. A pesare soprattutto l’aumento dell’aliquota ordinaria (3,9%) per alcune categorie di soggetti: 4,65% per il settore bancario, 5,90% per il settore assicurativo, 4,20% per le imprese concessionarie. E comunque sia l’Irap anche nel 2011 resta un’imposta a due velocità: l’attività produttiva evidenzia che il 54% dell’imposta regionale è prodotta al Nord e il 15% al Sud.

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