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Bonus baby sitter esteso

Il bonus baby-sitter andrà a tutte le categorie sanitarie e socio-sanitarie, nonché agli assistenti sociali. È quanto prevede un emendamento al dl 30/2021, che ha istituito il nuovo bonus, approvato ieri nelle commissioni affari sociali e sanità della Camera dei deputati.

Il decreto legge 30/2021, pubblicato in Gazzetta Ufficiale lo scorso 13 marzo, introduceva nuove norme per il contenimento del virus. L’articolo 2, in particolare, andava a rinnovare il congedo parentale per i lavoratori e, di conseguenza, anche il bonus baby-sitter; I lavoratori potranno godere di uno o più bonus settimanali di 100 euro per acquisire servizi di baby-sitting oppure, alternativamente, per l’iscrizione a centri estivi o integrativi dell’infanzia. Il dl approvato dal consiglio dei ministri tuttavia, escludeva una serie di professioni sanitarie e socio-sanitarie dalla platea dei potenziali beneficiari del bonus. Da qui l’intervento in commissione, con l’emendamento che ha ricevuto sostegno da tutte le forze parlamentari.

«Lo sforzo che tutti gli operatori sanitari e socio-sanitari stanno portando avanti contro l’emergenza sanitaria è la rappresentazione di quale prezioso patrimonio sia il nostro Servizio sanitario nazionale», sono le parole di Stefania Mammì e Angela Ianaro, firmatarie dell’emendamento. «Per questo, con un nostro emendamento approvato in commissione Affari Sociali e Sanità della Camera, per l’esame del dl Covid, che presto sarà in Aula a Montecitorio per la discussione, estendiamo il bonus “baby sitting” a tutte le categorie di operatori sanitari, socio-sanitari e per gli assistenti sociali, inizialmente esclusi da questa importante misura di sostegno. Nella sanità e in particolare nel corso della presente crisi pandemica», concludono le deputate, «non ci sono delle figure marginali, e per questo abbiamo sentito la necessità di garantire una parità di trattamento a tutte le categorie dei professionisti sanitari e socio-sanitari».

Il bonus baby-sitter, così come il potenziamento dei congedi parentali ad esso collegati, sono stati introdotti per la prima volta già a inizio pandemia con il decreto Cura Italia, per poi essere rifinanziati di volta in volta con i successivi provvedimenti per fronteggiare l’emergenza.

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