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Bonus assunzioni a perimetro ristretto

Ricercatori, donne e disoccupati over 50. Sono queste le tre categorie a cui guardano gli incentivi alle assunzioni introdotti dal Dl sviluppo (Dl 83/2012, approvato mercoledì scorso alla Camera, e ora al Senato) e dalla riforma del mercato del lavoro (legge 92/2012) entrata in vigore il 18 luglio.
A fare da contraltare a questi nuovi incentivi, però, ce ne sono altri destinati a vanir meno. Ma andiamo con ordine. Il credito d’imposta sulle assunzioni a tempo indeterminato di ricercatori non ha alcun limite temporale di applicazione – si configura come uno strumento di carattere strutturale – ma in realtà si tratta di un incentivo dagli effetti ancora incerti. Dal tenore della relazione tecnica che accompagna il Dl sviluppo, pare che il legislatore – nel solco tracciato dalla riforma del lavoro – piuttosto che favorire l’effettiva occupazione dei lavoratori altamente qualificati nel settore della Ricerca e sviluppo, abbia voluto puntare ad arginare l’abuso dei contratti di lavoro flessibili (a termine, co.co.pro, collaborazioni occasionali) attraverso uno sconto fiscale pari al 35% del costo aziendale sostenuto per le assunzioni a tempo indeterminato.
L’appetibilità di questa disposizione potrà essere valutata solo con il tempo: se è vero che le proiezioni del ministero dello Sviluppo stimano il target di questo strumento in circa 2mila nuove assunzioni nel 2012 e quasi il doppio nel 2013, bisognerà vedere se le imprese saranno disposte a rinunciare a quelle forme contrattuali che consentono maggiore elasticità gestionale. Un notevole volano potrebbe scaturire invece dalla realizzazione di queste assunzioni attraverso il contratto di apprendistato (laddove applicabile): essendo ormai stato inquadrato dal Dlgs 167/2011 come forma contrattuale a tempo indeterminato, non pare ci siano ostacoli per il riconoscimento del bonus fiscale, che andrebbe così a sommarsi ai vantaggi contributivi e normativi tipici dell’istituto.
Le condizioni che il Dl individua per usufruire dell’agevolazione sono piuttosto stringenti e tra le pieghe dell’articolato emergono alcune criticità, che necessiteranno di chiarimenti (si veda il grafico a lato): sarà quindi opportuno attendere le modalità applicative, da definire con un decreto Sviluppo-Economia. I tempi per la piena attuazione si fanno però incerti considerando che dovranno intervenire anche le indicazioni delle Entrate.
La riforma del lavoro, nonostante si ponga come obiettivo primario la creazione di occupazione, in realtà è intervenuta con un vero e proprio taglio delle agevolazioni esistenti. Di fatto, l’unico incentivo introdotto dalla legge 92/2012 consiste nello sgravio dei contributi rivolto alle assunzioni di lavoratori over 50 e di donne «svantaggiati»: si tratta, più che altro, di una riedizione del contratto di inserimento (che andrà a morire a fine 2012).
Occorre dunque fare i conti con le agevolazioni destinate a scomparire: non solo sono stati abrogati alcuni incentivi di carattere economico, come quello che consentiva alle agenzie di somministrazione di collocare soggetti svantaggiati in deroga ai contratti collettivi nazionali, ma anche diverse agevolazioni di carattere contributivo che favorivano la riassunzione dei percettori di ammortizzatori o degli iscritti alle liste di mobilità, la cui ricollocazione si farà più complicata per la perdita della dote contributiva.
La fruizione dei bonus per le assunzioni è spesso segnata, peraltro, da un vero e proprio percorso a ostacoli. Le norme regolatorie non sono mai state raccolte in un unico contenitore: dopo l’iniziativa del Protocollo Welfare del 2007, anche l’input rilanciato dal collegato Lavoro, che rinnovava la delega al governo per il riordino dei bonus sulle assunzioni, è caduto nel vuoto e neppure la riforma del lavoro firmata dal ministro Fornero ha trovato lo spunto per dar vita a un quadro organico.
A queste difficoltà, si aggiungono quelle attuative: infatti, le norme quasi mai introducono strumenti fruibili da subito, ma demandano la regolamentazione a successivi decreti ministeriali e circolari, con un’evoluzione “a singhiozzo”.
Le conseguenze di questa situazione sono il prolungato stand-by di alcune misure e l’incertezza sull’effettivo godimento, come nel caso del bonus Sud riferito agli incrementi occupazionali realizzati dal 14 maggio 2011, che attende ancora, in parte, le regolamentazioni regionali e un provvedimento attuativo delle Entrate.
Il perimetro ristretto dei bonus per le assunzioni non soddisfa del tutto i rappresentanti delle categorie produttive. Da Confindustria sottolineano che «l’individuazione dei beneficiari degli ultimi incentivi nei ricercatori e nelle categorie più deboli di lavoratori va nella giusta direzione, ma le agevolazioni per le assunzioni andrebbero inserite in una strategia di più ampio respiro, incentivando la ricerca effettivamente orientata ad avere applicazioni pratiche e rafforzando la comunicazione fra il mondo della scuola e quello del lavoro».
I tecnici di Confartigianato mettono l’accento sul fatto che «gli incentivi introdotti ultimamente riguardano una platea ridottissima di beneficiari, e anzi per l’apprendistato aumenta il costo del lavoro e sono stati introdotti obblighi di stabilizzazione, che finora erano stati sempre regolati dalla contrattazione collettiva».

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