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Bonus anche per microimprese

di Enzo De Fusco

La circolare congiunta n. 3/2011 diffusa ieri dall'agenzia delle Entrate e dal ministero del Lavoro, ha definitivamente sancito l'obbligo della presenza sindacale per lo stipula del contratto collettivo aziendale o territoriale necessario per applicare la detassazione fiscale del 10% sulle somme incentivanti.

La stessa circolare ricorda che in Italia esiste il principio generale di libertà sindacale in virtù del quale non esiste un onere di tipo formale per la conclusione degli accordi.

In questa ottica – è stato spiegato – possono concorrere a incrementi di produttività anche accordi collettivi non necessariamente prodotti in forma scritta «e cionondimeno riconducibili, a livello di fonti del diritto, al generale principio di libertà di azione sindacale di cui all'articolo 39 della Costituzione».

Si pone ora la questione dell'applicabilità del beneficio fiscale anche per i dipendenti delle piccole e micro imprese o piccoli studi professionisti nelle cui realtà generalmente non è presente un sindacato.

In questi casi, il beneficio è comunque possibile. Infatti, anche in queste realtà è ammesso il recepimento del contratti territoriali in base ai principi generali sopra richiamati senza necessariamente avere un confronto sindacale diretto.

Da un punto di vista operativo funziona così: il datore di lavoro e i lavoratori sottoscrivono un accordo (singolarmente o con la generalità) che recepisce il contratto territoriale (regionale, provinciale o accordi quadro). Per le aziende non iscritte alle organizzazioni sindacali firmatarie, il recepimento può riguardare anche solo alcune clausole dell'accordo territoriale con espressa esclusione delle altre.

Il presupposto per questo comportamento è che le parti sociali provvedano tempestivamente a modificare gli accordi territoriali introducendo le clausole (che poi verranno recepite in azienda nella forma sopra indicata) che disciplinano la detassazione.

È importante precisare che, in virtù della richiamata libertà sindacale, il datore di lavoro e il lavoratore possono recepire anche clausole contenute in accordi territoriali appartenenti a settori diversi rispetto a quello del contratto nazionale applicato ovvero a quello in cui opera l'azienda.

Quindi, massima libertà, a condizione che i contratti previsti dalla legge vengano adeguati in fretta per evitare che il blocco del beneficio si protragga per molto tempo.

È opportuno che l'azienda stipuli gli accordi scritti poiché la stessa circolare afferma che «il datore di lavoro, su richiesta, dovrà fornire prova» dell'esistenza.

Eventuali modifiche di accordi esistenti è bene che abbiano decorrenza retroattiva affinché il datore di lavoro possa applicare il beneficio per l'intero anno 2011.

Gli accordi collettivi possono anche semplicemente richiamare le tipologie presente tipicamente nei contratti nazionali e, inoltre, non è necessario che l'accordo o il contratto collettivo espressamente e formalmente dichiari che le somme corrisposte siano finalizzate a incrementi di produttività.
 

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