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Bonus Ace con doppio effetto

Incentivo Ace in direzioni contrapposte: se nel 2016 il coefficiente di remunerazione del capitale investito raggiunge il livello massimo, allo stesso tempo i recenti chiarimenti delle Entrate in materia di conferimenti da Paesi black list rischiano di pregiudicare la spettanza del beneficio, soprattutto in capo ai gruppi multinazionali.
L’Ace è applicabile dal periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2011; la norma istitutiva fissava l’entità del rendimento nozionale, per il primo triennio di applicazione, al 3%, mentre per le annualità successive doveva essere determinata con decreto del Mef. La legge di stabilità 2014 (n. 147/2013) ha poi incrementato il coefficiente di remunerazione al 4% per il periodo d’imposta 2014, al 4,5% per il 2015 e al 4,75% per il 2016.
In sede di calcolo delle imposte per il 2015, pertanto, le imprese dovranno applicare il coefficiente del 4,5% agli incrementi del capitale proprio rispetto a quello esistente nel 2010, mentre dal 2016 gli incrementi (rispetto al 2010) beneficiano del tasso del 4,75 per cento.
L’incentivo può quindi raggiungere livelli non trascurabili per le imprese che negli ultimi anni hanno avuto la capacità di reinvestire gli utili e hanno finanziato l’attività d’impresa attraverso conferimenti in denaro dei soci.
Il beneficio, tuttavia, deve fare i conti con le cause di sterilizzazione previste nell’articolo 10 (commi 2 e 3) del decreto del 14 marzo 2012, che elenca tre categorie di fattispecie potenzialmente elusive:
i conferimenti in denaro in favore di società del gruppo o provenienti da determinate categorie di soggetti non residenti (in particolare soggetti non residenti controllati da soggetti residenti o soggetti non residenti domiciliati in Paesi che non consentono lo scambio di informazioni ai fini tributari);
l’acquisizione di partecipazioni e aziende, se avvenute infragruppo;
l’incremento dei crediti di finanziamento nei confronti di società del gruppo.
Il meccanismo di neutralizzazione dell’Ace derivante dalle disposizioni antielusive è finalizzato non tanto a limitare la fruibilità del beneficio in presenza di impieghi del capitale proprio ritenuti “non meritevoli”, ma piuttosto a evitare fenomeni moltiplicativi dell’agevolazione. La disciplina antielusiva richiamata è automaticamente applicabile; tuttavia, viene concessa la possibilità di richiederne, tramite interpello, la disapplicazione, dimostrando l’assenza di duplicazione del beneficio Ace in capo al gruppo.
La possibilità di disapplicare le norme antielusive specifiche è concessa in relazione a tutte le ipotesi di sterilizzazione, inclusi i conferimenti da soggetti black list, per i quali le Entrate avevano in un primo momento negato la possibilità di disapplicare la disciplina antielusiva (circolare 12/E/2014), salvo poi rivedere la propria tesi restrittiva nella circolare 12/E del 2015.
A tal fine, tuttavia, secondo la circolare 12/E, bisogna fornire in sede di interpello:
le informazioni e la documentazione necessarie a dimostrare, in modo inequivocabile, la provenienza dei conferimenti da un soggetto residente in un Paese white listed al fine di ovviare alla mancanza di scambio di informazioni con il Paese non white listed;
le informazioni e la documentazione necessarie a dimostrare l’assenza di fenomeni di duplicazione dell’agevolazione Ace. La circolare fornisce in proposito un elenco delle informazioni e documentazione ritenute necessarie a tal fine, la maggior parte delle quali appaiono estremamente difficili (se non impossibili) da recuperare da parte dell’impresa italiana.
La difficoltà, peraltro, è ancora maggiore se si tiene conto della posizione delle Entrate per cui, per individuare i conferimenti provenienti da soggetti black list, occorre adottare l’approccio “look through”, in base al quale la sterilizzazione della base Ace opera, in ogni caso, in presenza di un socio estero, anche di minoranza, residente in un paese non white listed. Sarebbe in proposito auspicabile concedere la possibilità di provare in maniera meno rigida (e più aderente alla ratio della norma) l’assenza di fenomeni duplicativi anche , salvo vanificare il beneficio derivante dai conferimenti dei soci per le società italiane appartenenti a gruppi multinazionali.

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