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Bonus 80 euro e tagli Irap, rilievi anche dalla Camera

La platea dei beneficiari del bonus di 80 euro individuata dal Governo rischia di non corrispondere a quella effettiva. Il dubbio è sorto al Servizio Bilancio di Montecitorio che in quasi 190 pagine di dossier muove una lunga serie di rilievi e perplessità al testo del decreto Irpef approdato alla Camera, dopo il primo sì del Senato, per il via libera definitivo. Nel mirino dei tecnici della Camera sono finiti anche il taglio del 10% dell’Irap, per il quale la riduzione di gettito stimata potrebbe essere non esatta a causa dell’utilizzazione di dati apparentemente non adeguati, e il rinvio del pagamento della Tasi (inserito a Palazzo Madama), che non avrebbe effetti neutrali sul bilancio dello Stato: sarebbe «suscettibile di recare effetti finanziari».
Dopo le numerose critiche arrivate nelle scorse settimane dai tecnici del Senato, con conseguente scia di polemiche e repliche piccate da Palazzo Chigi, anche gli esperti di Montecitorio presentano un lungo elenco di richieste di chiarimenti al Governo. Che interessa tutti i cardini del decreto, comprese la rivalutazione delle quote di Bankitalia, l’aumento della tassazione delle rendite finanziarie, la “potatura” delle partecipate e la spending review sugli acquisti di beni e servizi della Pa. E pure la mini-riforma degli Affari Esteri in chiave made in Italy inserita al Senato.
Tra i rilievi più netti quelli mossi al cuore del decreto Irpef: gli 80 euro e il taglio all’Irap. Nel primo caso a non convincere i tecnici di Montecitorio è l’utilizzazione dei dati sui redditi 2011 per effettuare le simulazioni: in tre anni – si sottolinea nel dossier – il bacino dei beneficiari si potrebbe essere allargato o ridotto in modo «significativo» con evidenti effetti sul reale quadro contabile. Quanto all’Irap, la riduzione di gettito prodotta dal taglio del 10% è stata stimata dall’esecutivo in 2.059 milioni annui, ma per i tecnici della Camera questa cifra «corrisponde ad una quota inferiore al 10% del gettito Irap realizzato nel 2013», pari a 24.813 milioni.
Perplessità emergono dal dossier del Servizio Bilancio di Montecitorio anche su un utilizzo nel lungo periodo di risorse dalla lotta all’evasione, che «non appare prudenziale», per coprire il bonus Irpef. E sul dispositivo adottato dal Governo per il pagamento dei debiti Pa arretrati alle imprese, che «appare suscettibile di determinare effetti negativi sul fabbisogno per l’esercizio in corso, per lo slittamento al 2014 dell’erogazione di risorse che avrebbero dovute essere erogate nel 2013». Secondo i tecnici della Camera anche gli strumenti per favorire la cessione dei crediti certificati, maturati al 31 dicembre, potrebbe «determinare un incremento del debito pubblico».
Osservazioni definite «preziose» dal presidente della commissione Bilancio della Camera, Francesco Boccia (Pd). Il quale però afferma che, con un testo arrivato a Montecitorio soltanto «dopo 50 giorni» passati a palazzo Madama, la priorità resta quella di assicurare «il bonus da 80 euro anche nelle buste paga in arrivo il 27 giugno». Come dire: non c’è spazio per nuovi ritocchi, anche perché il Dl scade il 23 giugno. «Il Governo preferirebbe che non ci fossero modifiche», conferma il viceministro Enrico Morando. Un testo di fatto blindato che dovrebbe ricevere all’inizio della prossima settimana il “sì” definitivo della Camera, probabilmente preceduto da una nuova richiesta di fiducia del Governo. E sempre la prossima settimana il Governo dovrebbe dare l’ok ai decreti attuativi della delega fiscale su riforma del catasto e semplificazioni.

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