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Bonus 600 euro, in bilico il 40% degli aventi diritto

Un bonus che spetta a più di un professionista su due, tra quelli iscritti alle Casse private. Ma che, coperture alla mano, non riuscirà a raggiungere tutti.

Ammontano infatti a quasi 552mila gli iscritti alla previdenza privata che, almeno sulla carta e in base ai redditi 2018 dichiarati l’anno scorso, potrebbero legittimamente aspirare all’indennità di 600 euro pensata per chi ha dichiarato redditi fino a 50mila euro e ha subito limitazioni e cali di fatturato per effetto del coronavirus. Di fatto il 57% del totale degli iscritti al sistema della previdenza libero professionale, stando ai numeri forniti dalle Casse al Sole 24 Ore (che, però,includono anche i pensionati attivi, i quali non hanno diritto al bonus).

Numeri che – va detto subito – non comprendono la vasta platea di architetti e ingegneri perché Inarcassa ha comunicato di non avere la disponibilità dei dati sui redditi dei propri iscritti. Esclusi anche i farmacisti, ma in questo caso perché la loro contribuzione non è legata al reddito. E comunque, come fanno notare a Enpaf, i farmacisti sono tra le professioni in prima linea e, pertanto, la contrazione dell’attività, tranne che in determinati casi, è meno evidente. Tant’è che le domande arrivate fino a venerdì erano poco più di mille su un totale di circa 100mila iscritti.

Inoltre, bisogna anche tener conto che quelli forniti dalle Casse sono i redditi professionali, mentre per l’accesso all’indennità vanno considerati pure eventuali redditi di locazione.

La platea

Al momento, salvo rifinanziamenti, i 200 milioni stanziati consentono di coprire solo 333.333mila richieste , il 60% degli aventi diritto potenziali. In astratto quindi , poco meno di uno su due tra i professionisti cui spettano i 600 euro rischia di restare a bocca asciutta, in attesa di un potenziamento della misura. Un rischio concreto se si pensa che già il 3 aprile si era superata la quota di oltre 376mila domande.

In prima fila tra i potenziali beneficiari dell’indennità ci sono gli psicologi (nove su dieci hanno dichiarato un reddito inferiore a 50mila euro), i geometri e gli iscritti all’ente pluricategoriale (chimici, attuari, fisici, geologi, dottori agronomi e forestali). Seguono la grande massa degli avvocati: sugli oltre 240mila iscritti alla Cassa forense, ben 90mila hanno dichiarato redditi sotto i 20mila euro e altri 60mila restano comunque al di sotto dei 50mila euro.

Più indietro agrotecnici, commercialisti, periti agrari, ragionieri,periti industriali e veterinari. Per non parlare dei notai che – come prevedibile – sono quelli meno esposti.

I pagamenti

Questa settimana dovrebbero partire i primi pagamenti. I presidenti delle Casse si stanno accordando per attendere l’8 aprile, data in cui si farà il primo bilancio delle istanze al ministero del Lavoro. «Siamo in grado di pagare in 24-48 ore – rassicura il presidente di Cassa forense ,Nunzio Luciano – ma vorrei essere sicuro che anche in caso se il tetto è superato, ci sia garantita una copertura totale». E il presidente Adepp, Alberto Oliveti, ha fatto sapere di aver ricevuto «rassicurazioni in questo senso».

L’attesa può tornare utile anche per avere chiarimenti circa la corretta applicazione della norma che prevede l’indennità. «Ci sono oggettivi dubbi interpretativi – commenta Walter Anedda, presidente della Cassa dei dottori commercialisti – sui requisiti di accesso. Per esempio, c’è da capire cosa si intenda per “attività limitata dai provvedimenti restrittivi” e se nel calcolo del reddito complessivo debba commisurarsi il reddito dei cosiddetti forfettari». Chiarimenti che potrebbero allargare o restringere il perimetro dei beneficiari.

Anche Gianni Mancuso, presidente di Enpav, la Cassa dei veterinari, sottolinea come «il decreto non sia scritto bene. Sono, per esempio, stati esclusi dal beneficio quanti si sono iscritti alla Cassa l’anno scorso. Dunque, i più giovani».

Bonus aggiuntivi

Alcune Casse e stanno provando a offrire agli iscritti qualcosa in più, con un’indennità che si può sommare a quella statale. Enpam ad esempio ha già aperto le domande per il bonus da mille euro aggiuntivo riservato a medici e odontoiatri liberi professionisti e in convenzione, senza limiti di reddito: nella prima settimana sono arrivate 31.990 richieste. Anche Enpacl punta a erogare ai consulenti del lavoro una somma aggiuntiva con risorse proprie. «Stiamo lavorando per arrivare a mille euro integrando con le nostre disponibilità – anticipa il presidente della Cassa, Alessandro Visparelli -. Il nostro obiettivo primario è di mantenere attivi tutti i nostri iscritti. Un calo demografico avrebbe conseguenze nefaste». La decisione arriverà con l’assemblea dei delegati fissata per il 23 aprile. Ma i tempi di effettiva erogazione saranno più lunghi: tutte le delibere degli enti per essere operative devono essere approvate dai ministeri vigilanti.

Intanto Cassa forense ha varato una manovra-bis: contributi rinviati al 31 dicembre (pagabili anche oltre, senza sanzioni e con interessi all’1,50%) e 5,6 milioni per contributi a fondo perduto sui canoni di locazione (metà riservata agli studi associati).

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