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Bonomi: sul Fisco serve una riforma complessiva

«Con il Recovery Fund siamo di fronte ad una grande opportunità e sono molto preoccupato che non venga colta». Il motivo: «il metodo e l’efficienza della Pubblica amministrazione. Abbiamo bisogno di una Pa produttiva e competente». Carlo Bonomi parla all’assemblea dell’Ucimu (macchine utensili) e al Salone Nautico di Genova. «In questo momento abbiamo una responsabilità storica che coinvolge tutti, Confindustria, governo e sindacati. Possiamo mettere in campo tutti i soldi che vogliamo ma se non abbiamo il software che funziona, se ci mettiamo 20 anni a realizzare un’opera non si convertiranno mai in investimenti, necessari per far rialzare l’economia».

Bonomi è tornato ad incalzare il governo: «a parole ho visto un avvicinamento alle nostre idee». E sul diverso clima registrato all’assemblea di tre giorni fa: «mi è stato detto che Confindustria ha cambiato idea, invece Patuanelli dice che vuol rendere più forte Industria 4.0, Conte dice che non vuole rinnovare Quota 100. Chi è che è cambiato? Colgo l’apertura del governo, cerco di essere collaborativo e propositivo, come Confindustria ha sempre fatto».

Con il governo «siamo disposti a collaborare se c’è una visione di paese» ha detto Bonomi, rispondendo alle domande del direttore de La Stampa, Massimo Giannini. «Non c’è antagonismo tra me e il presidente del Consiglio, sono stati enfatizzati i nostri rapporti dialettici, noi non facciamo scommesse sulla politica, ci occupiamo di politica economica. Riservandoci il diritto-dovere di valutare i provvedimenti».È stato un errore per Bonomi abbandonare Industria 4.0: «la manifattura ha dimostrato di reagire ad uno stimolo importante, generando la ripresa del 2015-2017. Non è una richiesta corporativa: con la crescita si crea benessere per il paese». Occorre rilanciare gli investimenti, pubblici e privati. E va utilizzato il Mes. L’imperativo è crescere, con un progetto paese. Anche perché i soldi europei dovranno essere restituiti: «il patto di stabilità sarà ridiscusso, ma prima o poi dovremo rientrare». E il timore è che possano aumentare le tasse per le imprese.

Sul fisco, per Bonomi occorre una riforma complessiva, non basta la rimodulazione dell’Irpef: «bisogna decidere se si vuole usare il fisco per fare cassa o come leva di competitività». Bonomi ha parlato anche di contratti: non si possono rinnovare chiedendo aumenti solo sul salario minimo, in una fase in cui alcune imprese hanno perso il 70%: «dove c’è una normale dialettica i contratti li rinnoviamo, se si vuol fare il furbo e non c’è rispetto delle regole non accetto accordi. Un contratto si basa su tante cose, previdenza complementare, produttività, assistenza, formazione, non solo sul minimo salariale. Nel settore industriale i contratti da rinnovare sono il 57%, nel pubblico il 98%, eppure sembra che sia un problema solo dell’industria».Vanno riviste le politiche attive: «non posso immaginare che dal primo gennaio si possa partire con una raffica di licenziamenti. Nessuno vuole licenziare, inevitabile che ci saranno contrazione occupazionali, occorre una riforma serie degli ammortizzatori sociali». Ieri, nell’audizione nelle Commissioni Bilancio e Politiche Ue del Senato, il direttore generale di Confindustria, Francesca Mariotti, è scesa nel dettaglio delle misure che andrebbero realizzate con il Recovery Fund. Servono proposte di riforme e investimento in grado di innescare una reale azione di rilancio. Quattro le direttrici: transizione digitale ed ecologica, senza un approccio punitivo; sostenibilità sociale, valorizzando il capitale umano e potenziando le politiche attive; interconnessione, e quindi banda ultralarga, cybersecurity, big data; efficienza del sistema pubblico, oltre ad una riforma fiscale complessiva, il cui «buon inizio» sarebbe il superamento dell’Irap.

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