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Bonomi: «Serve visione strategica sulle filiere industriali nel Pnrr»

Una «visione generale» per la «costruzione di una nuova Italia». Che tocchi tutti i problemi in cui si dibatte il paese: l’«emergenza assoluta» del lavoro; la liquidità delle imprese e il rafforzamento del loro capitale; il rientro dal deficit, su cui «per evitare azzardi occorre prevedere interventi per una crescita solida». E poi l’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza: serve un coinvolgimento sistematico delle parti sociali, una governance snella, una «visione industriale strategica» che approfondisca le filiere centrali della nostra manifattura; occorre dare più spazio ai privati, accogliendo le proposte dell’Antitrust. E la riforma del welfare non va realizzata per compartimenti stagni.

Nel colloquio di ieri con il presidente del Consiglio, Carlo Bonomi ha approfondito i temi prioritari per la crescita del paese, dal quadro macroeconomico, alle misure più urgenti perle imprese, al Piano nazionale di ripresa e resilienza.

L’Europa rischia di restare indietro e l’Italia più indietro ancora, ha fatto presente Bonomi al premier. L’auspicio è che «con il nuovo Pnrr, di cui Confindustria non conosce ancora i dettagli, il governo sappia utilizzare al meglio le risorse europee». Confindustria si è riservata una vlutazione perché ad oggi non è stato visto alcun documento, l’ultima versione disponibile risale al 12 gennaio. Ciò che sollecita il presidente di Confindustria è una «visione» per la ripresa del paese. E parla di «pregiudicata sostenibilità sociale», situazione che richiede «risposte ispirate allo stesso senso di emergenza che ci vede impegnati contro la pandemia». Le fratture sociali «in continua crescita» richiedono una «revisione generale dell’intervento dello Stato» in alcuni pilastri fondamentali, a partire dall’offerta formativa pubblica, la sanità, riequilibrio della previdenza, riforma organica del fisco e delle procedure pubbliche, abbandono di criteri elettoralistici e assistenziali.

«Il tempo per le imprese è trascorso invano», ha fatto presente Bonomi, che ha rinnovato la disponibilità di Confindustria, ponendo l’accento su tre punti cruciali. Il Def innanzitutto: l’obiettivo di una discesa del deficit superiore a 8 punti di pil in 36 mesi, tra il 2022 e il 2024 si può raggiungere con una crescita «solida e duratura». Il Def si fonda sull’ipotesi che i 4 pilastri della risposta europea al Covid, sospensione del patto di stabilità, acquisti senza limiti della Bce, sospensione del divieto degli aiuti di Stato, Next Generation Eu come inizio di una espansione del debito europeo, restino in vigore per anni. «Ma nessuno può prevederlo». Sarebbe auspicabile «proporre in Europa un piano B soldo e credibile di rientro del debito».

Secondo tema, la necessità più urgenti per le imprese: liquidità, patrimonializzazione, ristori, lavoro. Sulla liquidità occorrono misure prioritarie come un recupero più rapido dell’Iva versata sui corrispettivi non incassati; compensazione tra crediti e debiti fiscali e contributivi; allungamento dei tempi di restituzione dei debiti da 6 a non meno di 15 anni. Bene la proroga della moratoria, ma non è sufficiente. Vanno scongiurati aumenti di imposizione fiscale, a partire da sugar e plastic tax, consentita l’immediata deducibilità della base imponibile Irap degli oneri finanziari. Poi incentivi a favore degli aumenti di capitale. Serve rinviare di un anno il Codice della crisi d’impresa, per evitare «fallimenti fuori controllo». Sui ristori, si registra voler inserire i costi fissi.

C’è il lavoro: con 945mila posti persi nonostante il blocco dei licenziamenti. Emergenza assoluta. Occorre «scaricare a terra» gli strumenti che esistono come il contratto di espansione, portando la soglia di accesso a 50 dipendenti, collegandolo ai bonus giovani e donne; vanno rimosse le causali previste dal decreto dignità sui contratti a tempo determinato. Va realizzata la riforma degli ammortizzatori sociali e delle politiche attive: la proposta di Confindustria non ha avuto riscontro.

Terzo tema, il Pnrr. Confindustria ha ribadito alcuni auspici: coinvolgimento sistematico delle parti sociali; governance snella, con la cabina centrale presso il Mef che sia supporto operativo. Sul ruolo dei privati, il governo attui le proposte dell’Antitrust per aumentare concorrenza e produttività, dalla riduzione dei servizi in house alla durata delle concessioni pubbliche. Nel precedente Pnrr mancavano completamene «misure concrete di partenariato pubblico-privato chieste dalla Ue». A questo proposito Confindustria ha presentato tre progetti: sul capitale umano, sull’economia circolare e sull’economia del mare.

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