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Bonomi scommette sulla ripresa e punta un miliardo sull’Italia

MILANO — Investindustrial punta un miliardo sull’Italia e realizza parte dei benefici che ha creato in Spagna con il parco divertimento di PortAventura. «Abbiamo allocato un miliardo di capitali nei nostri fondi da investire in Italia- annuncia Andrea Bonomi, numero uno di Investindustrial sicuri che come è successo in Spagna, anche in Italia l’economia sia pronta a ripartire». E Il fondo di private equity che in Europa quest’anno è campione di rendimento quanto a ritorno sugli investimenti, in Italia e Spagna controlla diverse attività tra cui il parco che dovrebbe chiudere il 2013 con 180 milioni di ricavi e un margine lordo di 75 milioni. Non c’è da stupirsi se con questa redditività il colosso del private equity Usa KKR ha deciso di rilevarne il 49,9% diventando socio di minoranza. L’entità dell’investimento non è nota, ma si può desumere dalle valutazioni di Merlin, che è appena sbarcata sulla Borsa di Londra. Date le quotazioni del gruppo inglese che controlla Gardaland, PortAventura dovrebbe valere poco meno di un miliardo. Investindustrial con la vendita è già ampiamente rientrata dell’investimento fatto nel 2009, restando socia di maggioranza. I due private equity hanno inoltre condiviso un piano quinquennale fatto di nuovi investimenti che nei prossimi 12 mesi creeranno mille posti di lavoro. «Quando abbiamo investito in pieno recessione, il parco aveva la metà della redditività ed era meta di turisti locali spiega Bonomi – Poi grazie all’eccezionale team che ha gestito il parco, composto da cinque manager italiani, e alla piena collaborazione delle autorità locali, questa è diventata un attrazione turistica e non solo una meta per le famiglie spagnole». E dopo il successo delle riforme spagnole, ora il private equity torna a scommettere sulla ripresa italiana. «Gli imprenditori italiani sono bravissimi all’estero perché si misurano su un contesto di burocrazia infrastrutture e tempi di esecuzione molto più facile – fa notare Bonomi – Quello che rallenta il Paese non sono i debiti, ma la mancanza di una governance capace di accelerare e mettere a frutto gli investimenti necessari per creare occupazione e far ripartire l’economia». In proposito, Bonomi vede con favore il settore turistico e le nicchie di eccellenze tricolori. «Puntiamo
sui settori che hanno bisogno di capitali per crescere all’estero, come la moda ma soprattutto il turismo, o su quelle nicchie che fanno della loro specializzazione un punto di forza». Ma il numero uno di Investindustrial non esclude di partecipare alle privatizzazioni annunciate, come ad esempio quella di Sace. «Guardiamo con interesse anche alle privatizzazioni – incalza – si tratta di belle aziende con un buon nome, che magari necessitano di capitali per sviluppare maggiormente la loro attività». Un private equity pensa più al ritorno sul capitale di lungo termini, che ai dividenti del breve, e può accompagnare la crescita di un’azienda meglio dello stato che in questi anni ha avuto risorse contingentate. «Non sempre si può lavorare sul lungo periodo- dice alludendo alla Bpm – ma sono ottimista per il futuro a patto che si voglia cambiare veramente».

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