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Bonomi sbarca nel lusso “Una stretta di mano per quotare Zegna”

Gildo Zegna porta l’azienda che il nonno Ermenegildo ha fondato 111 anni fa a quotarsi sul New York Stock Exchange e lo fa a una valutazione attraente, perché i suoi investitori lo accompagnino in un viaggio lungo altri 100 anni. Il primo socio della nuova Zegna sarà l’Investindustrial di Andrea Bonomi che lo scorso novembre, in piene elezioni presidenziali Usa, ha quotato a Wall Street la sua prima Spac, che aveva come obiettivo quello di far sbarcare negli Usa una bella azienda familiare tricolore. Non poteva fare di meglio, perché Zegna è un marchio storico del Made in Italy che negli Stati Uniti ha già acquistato un brand famoso come Thom Browne, lo stilista che ha vestito anche Joe Biden.La Spac di Bonomi ha valutato il gruppo di abbigliamento maschile di lusso 2,5 miliardi di dollari (o 3,2 miliardi compresa la cassa della Spac e i leasing finanziari). Il polo mondiale del lusso, Lvmh, otto anni fa ha rilevato una altro marchio storico di abbigliamento e tessuti pregiati, come Loro Piana, valutandolo 2,7 miliardi di euro, con un fatturato inferiore di mezzo miliardo rispetto a quello atteso quest’anno dal gruppo Zegna.Ma la famiglia Zegna ha deciso di vendere solo una piccola quota di azioni, restando saldamente al comando con il 62%, anche con l’obiettivo di far entrare in azienda nuove risorse e nuovi investitori per potere cogliere le opportunità che potrebbero presentarsi sul mercato dopo la pandemia. «La famiglia non è mai stata più unita di oggi – commenta Gildo Zegna, che è stato confermato presidente e ad della griffe – quanto alla governance abbiamo sempre gestito il gruppo come se fosse una public company, e continueremo a farlo allargando il consiglio a tre nuovi membri». Ovvero Anna Chung, ex numero uno di Vogue per l’Asia, a Sergio Ermotti (ex Ubs e presidente della spac di Investindustrial) e lo stesso Bonomi che con il suo fondo si è impegnato a restare socio con l’11% per i prossimi tre anni.«Io e Sergio abbiamo preso un caffè con con Gildo Zegna il 3 gennaio, pensando al futuro gli abbiamo parlato dell’idea di quotarsi insieme a noi, ci ha detto ne doveva parlare con la famiglia e ci siamo stretti la mano – spiega Bonomi –. Siamo andati avanti, Zegna è una grande realtà, siamo rimasti sorpresi dalla due diligence, dalla qualità delle persone che abbiamo trovato, dell’eccellenza delle produzioni e della filiera».Questa Ipo porterà nel gruppo 878 milioni di dollari, di cui la metà enteranno in azienda e il resto salirà ai piani alti della famiglia, per continuare a sostenere la crescita del gruppo e della Fondazione Zegna, esclusa dal perimetro dell’Ipo. Con la quotazione la griffe spingerà sul canale digitale, continuando a investire in Cina (51% dei ricavi dell’abbigliamento Zegna e 35 del gruppo) ma anche su Corea e il resto dell’Asia. Un occhio di riguardo andrà poi agli Usa, che sono tornati a crescere oltre alle attese, dove Zegna conta di aumentare i ricavi anche attraverso il canale all’ingrosso. Altro asso nella manica della griffe è il “fatto su misura”, sia su abiti formali ch e casual, che già oggi rappresenta un decimo dei ricavi. In sintesi il fatturato, che quest’anno è atteso in crescita del 20% a 1,2 miliardi di euro con 111 milioni di utile operativo (ebit), a fine 2023 dovrebbe salire a 1,47 miliardi con un ebit di 173 milioni. «La nostra ambizione non è diventare il conglomerato del lusso maschile – precisa Zegna – non escludiamo nuove acquisizioni, ma ci devono essere le condizioni giuste come con Thom Browne». Il marchio Usa rilevato due anni fa per mezzo miliardo di dollari è infatti cresciuto e promette di raddoppiare le vendite a fine 2023 (sono previsti oltre 300 milioni di ricavi) rispetto ai livelli pre-pandemia (161 milioni nel 2019). Resta il fatto che andando in Borsa a un multiplo inferiore sia rispetto a Cucinelli che a Ferragamo, l’azione di Zegna potrebbe andare a ruba, con un debutto record come non si vedeva dai tempi dell’Ipo di Ferrari (2015), che peraltro fu curata da Sergio Ermotti e da Riccardo Mulone di Ubs, oggi advisor degli Zegna. A questi prezzi il successo pare scontato, anche per Investidustrial che per la prima volta lancia una Spac negli Usa, dove scommette 225 milioni di dollari di suoi capitali, vincolandosi per tre anni a non vendere azioni.

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