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Bonomi: «Recovery incompleto Perso troppo tempo, ora correre»

«Siamo molto preoccupati, abbiamo perso molto tempo, ma ora il tempo sta scadendo, dobbiamo fare presto e bene». Carlo Bonomi parla in serata intervistato a Tg2Post, dopo l’incontro della mattina con il governo sul Recovery Plan e dopo che è diventata ufficiale la notizia delle dimissioni del premier. Un giudizio sul Piano di ripresa e resilienza, è la prima domanda: «Non è che non ci è piaciuto, abbiamo posto in evidenza una criticità sulla metodologia. Attualmente non rispetta le linee guida della Commissione europea, dovevano essere indicati gli obiettivi sul pil, ma anche l’impatto sociale. Non sono indicati, quindi per noi diventa difficile dare un giudizio di merito», ha detto il presidente di Confindustria. Un’analisi messa nero su bianco in una nota di Confindustria diffusa ieri, dopo il confronto, virtuale, sul PNRR con il governo. La crisi politica si è riacutizzata: «siamo in un momento in cui avremo grosse difficoltà a fare le riforme, in una situazione come quella che stiamo vivendo difficile pensare che ci sia un governo che abbia la forza di fare riforme incisive. Siamo di fronte alla più grande occasione storica che ha questo paese, che non sono i miliardi che possono arrivare dalla Ue, ma di cambiare il paese, con riforme come giustizia e lavoro».

Il mondo delle imprese, ha sottolineato Bonomi ha dato da tempo la sua disponibilità al confronto, «i rapporti personali sono ottimi, ma avevamo chiesto da tempo di essere convocati, è accaduto solo ora, abbiamo perso mesi importanti per il paese. Stiamo vivendo un momento drammatico, sono mi auguro che auspicato dal commissario Gentiloni che ci sia un governo capace, che abbia a cuore il futuro del paese. Sono contento delle parole di Gentiloni, lo diciamo da mesi, se lo facciamo noi ci dicono che attacchiamo il governo, dette da Gentiloni suonano diversamente».

Riforme, i cui obiettivi devono essere «congrui e plausibili». Serve una riforma della Pa. Ha insistito Bonomi: «per realizzare opere pubbliche oltre i 100 milioni ci mettiamo 15 anni». E non siamo mai riusciti a spendere in pieno, ha aggiunto, i fondi Ue. C’è il mercato del lavoro da affrontare, con una riforma degli ammortizzatori sociali. «Ma non si capisce la direzione del governo». Sul fisco, non basta la riforma dell’Irpef, ma occorre un ridisegno complessivo. E bisogna puntare sulle imprese, protagoniste della ripresa del terzo trimestre 2020: «sulla transizione digitale la Germania ha messo 50 miliardi, noi 19».

Nell’incontro della mattina, durato circa un’ora e mezzo, Bonomi ha posto innanzitutto una questione di metodo: il Piano va affinato, è scritto in una ntoa di Confindustria, per comprendere gli impatti effettivi sul pil, senza «priorità, compatibilità e obiettivi» rischia di essere una somma di richieste. E un tema di governance, ancora «non delineata» e che dovrebbe prevedere un confronto con le parti sociali strutturato e continuativo.

Le osservazioni di metodo sono quattro. Il Piano non è conforme alle linee guida della Ue, in cui si chiede di indicare una stima degli obiettivi delle riforme in base alle risorse, per verificare l’attuazione delle missioni, «scongiurando il rischio di revoca dei fondi o peggio la restituzione». Le riforme sono quelle indicate da anni all’Italia e quindi mercato del lavoro, Pa, giustizia. La linea d’azione deve essere plausibile, rispetto ai risultati del passato. Rischia di essere una somma di richieste, è la seconda osservazione, mentre la terza riguarda i temi che hanno grande impatto sulla vita delle imprese, lavoro e infrastrutture. La scelta del Piano si basa ancora sui Centri pubblici per l’impiego e non viene indicata la direzione che il governo vuole prendere sulla riforma degli ammortizzatori sociali. Confindustria, ricorda la nota, a luglio 2020 aveva presentato al governo la riforma degli ammortizzatori sociali e delle politiche attive del lavoro, aprendo alle Agenzie private, per valorizzare il capitale umano e l’occupabilità, potenziando l’assegno di ricollocazione e con il contratto di espansione. Altro capitolo essenziale le infrastrutture: «prima di valutare l’allocazione delle risorse occorre chiarire il gap tra le 35 misure attuative non ancora emanate» e dei ripetuti interventi in materia, fino al decreto semplificazioni.

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