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Bonomi: «Paese in confusione È emergenza, non ripartenza»

«Provo sconforto per un paese in confusione. Noi italiani meritiamo chiarezza, abbiamo dimostrato senso civico e di sacrificio». Carlo Bonomi parla all’Arena di Verona. «Non possiamo accettare un altro giorno dove basta una conferenza stampa su un nuovo Dpcm per lasciare un paese senza indicazioni», ha esordito il numero uno di Confindustria, riferendosi all’incontro con i giornalisti del presidente del Consiglio e del ministro dell’Economia di ieri pomeriggio. Nessuna autorità, ha spiegato Bonomi, era stata in grado di autorizzare o meno l’evento di Confindustria Verona, che alla fine si è tenuto in streaming, eccetto i protagonisti sul palco.

Ma l’affondo del presidente di Confindustria è andato oltre, alla legge di bilancio: «Giudicando le anticipazioni, siamo ancora nella fase di emergenza, non c’è quella prospettiva di ripartenza, necessaria al rilancio strutturale del paese che in ritardo su pil e produttività», ha detto Bonomi. «Dopo l’approvazione della manovra Gualtieri ha detto che si confronterà con i sindacati. Forse ha dimenticato che esistono le imprese e che forse sarebbe bene confrontarsi anche con loro per capire quali siano le vie migliori per pensare al futuro».

Bisogna far ripartire gli investimenti, pubblici e privati. «Non ho sentito parlare di Industria 4.0» ha incalzato Bonomi, sottolineando che si aspetta di vederla inserita nella legge di bilancio «in modo forte e strutturale»e che «non sia solo una proroga di quella precedente. Il ministro Patuanelli mi ha detto che sarebbe stata inserita e io ci credo, perché è una persona seria».

Il presidente di Confindustria ha incalzato con toni duri il governo sugli interventi annunciati: i 4 miliardi per i danni a ristorazione e turismo, i 5 miliardi per la cassa integrazione, sono emergenza. Cig fino a dicembre, «e poi si vedrà. E si incontrerà con i sindacati», ha detto rivolto a Gualtieri. Giusti anche i 6 miliardi per potenziare la sanità, «doverosi, sperando però che abbiano un utilizzo più efficace di quelli stanziati prima, che sono stati utilizzati per due terzi». Emergenza i 4 miliardi per la scuola: «A quando una riforma seria?». Non solo: «Ci stanno spacciando per taglio del cuneo fiscale l’aumento del bonus dei 100 euro, che era il bonus degli 80 euro di Renzi già aumentato, con la soglia portata da 20mila a 40mila euro». Con quota 100 «continuiamo a rubare il futuro dei giovani, si parla di quota 101, non è la strada». Altro affondo sul fisco, che non può essere solo la revisione dell’Irpef. «Una riforma fiscale non si fa con i bonus a tempo, ma con una visione complessiva, partendo dal presupposto che il fisco è una leva di competitività e non uno strumento per fare solo cassa. Ci vuole tempo, un anno, bisogna confrontarsi». Infine il Mes: «Non lo prendiamo perché saremmo l’unico paese in Europa, però adottiamo, unici nella Ue, un provvedimento come il blocco dei licenziamenti. Bisogna avere coerenza», ha continuato Bonomi ricordando che ancora aspetta una risposta del governo alla proposta di riforma degli ammortizzatori sociali di Confindustria. «Si continua a seguire la strada del reddito di cittadinanza, per un’idea di bandiera politica». Strada sbagliata anche quella della decontribuzione Sud: bisogna attrarre investimenti, con le infrastrutture e la legalità. Mancano le riforme, ha incalzato Bonomi, «se le regole non funzionano, cambiamole, serve sedersi al tavolo, lavorare insieme». L’Italia sta perdendo quest’anno 10 punti di Pil, se c’è l’occasione storica dei 209 miliardi, c’è anche la «perdita storica di 180 miliardi», il corrispettivo del calo del Pil. Non è così, ha ribadito, con i sussidi a pioggia che si fa la crescita. Occorrono le riforme, una visione di paese e leader che si assumano questo compito.

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