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Bonomi e Messina, scontro sui social bond

MILANO — Botta e risposta tra il presidente designato di Confindustria, Carlo Bonomi, e l’amministratore delegato di Intesa, Carlo Messina, sui bond sociali. Due giorni fa in un’intervista al Sole 24 Ore il banchiere aveva illustrato la sua proposta in cinque mosse per rilanciare il Paese e farlo uscire dell’emergenza coronavirus. Uno dei punti-chiave è il lancio di un nuovo strumento finanziario, un bond sociale, in grado di convogliare risorse sulla ripresa. Bond con caratteristiche particolari: rendimenti competitivi, sgravi fiscali, scudo penale per chi trasferisce capitali dall’estero «trasformandosi così da esportatore di capitali in propulsore della ripresa», aveva detto Messina.
Un’idea sbagliata, secondo Bonomi; almeno per la parte che riguarda il rientro dei capitali. «Ci sono due sfumature in questa proposta — ha spiegato Bonomi, intervenendo alla trasmissione televisiva Mezz’ora in più — comprendo che le banche abbiano la necessità di frazionare il loro rischio; la seconda cosa è il rientro dei capitali dall’estero. Io personalmente, ma anche Confindustria si è sempre battuta per coloro che pagano le tasse, non credo che sia questa la strada: il rientro dei capitali dall’estero con uno scudo per chi ha evaso le tasse per comprare i titoli non è la strada che mi piace».
La replica di Messina non si è fatta attendere. Sotto il doppio profilo: capitali esteri e diversificazione delle banche. «Condivido, ovviamente, l’affermazione di Carlo Bonomi — ha spiegato l’amministratore delegato di Intesa — le tasse vanno pagate da tutti. Resta il fatto che il rientro in Italia di capitali detenuti all’estero, anche lecitamente, e il loro investimento nelle aziende per ridurre il ricorso alle garanzie statali o la sottoscrizione di titoli di Stato che sostengano progetti sociali che contrastino l’aumento della povertà, darebbe un importante contributo al Paese ».
Messina aveva ricordato il giorno prima nell’intervista che ci sono ancora 100-200 miliardi di euro di risparmiatori italiani fuori dall’Italia.
Puntualizzazione pure sull’altro aspetto: «Quanto ai titoli di Stato detenuti dalle banche, per quanto riguarda il gruppo Intesa Sanpaolo siamo il principale investitore privato, con titoli in portafoglio per complessivi 85 miliardi di euro: confermiamo il nostro impegno nei confronti del debito pubblico del Paese».
Le critiche di Bonomi hanno spaziato a tutto tondo, toccato anche altri temi, dalla mancanza di metodo sulle imminenti riaperture, il 4 maggio, ai soldi profusi in Alitalia, agli eccessivi adempimenti per ottenere i finanziamenti, mentre servirebbe «una liquidità intelligente».
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