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Bonomi lancia l’Opa su Club Med

A meno di sorprese, da non escludere in questa rocambolesca vicenda iniziata oltre un anno fa, il Club Méditerranée diventerà italiano. Alle quattro di ieri pomeriggio, a due ore dalla scadenza fissata dall’Amf (la Consob francese), il gruppo Bi-Invest della famiglia Bonomi – attraverso la società francese Global Resorts, appositamente costituita e controllata da Investindustrial – ha presentato un’offerta alternativa a quella depositata a suo tempo da Gaillon Invest (che riuniva i cinesi di Fosun e Ardian, l’ex Axa Private Equity). Un’Opa alla quale sarà difficile dire di no, visto che Andrea Bonomi ha messo sul tavolo 21 euro per azione (22,4 per le obbligazioni convertibili) e cioè 790 milioni per l’intera società (il cui enterprise value sale con i debiti a 870 milioni), il 22% in più dell’offerta di Gaillon (ferma a 17,50 euro).
E non è solo una questione di soldi, come spiega il comunicato di Investindustrial e come ha sottolineato lo stesso imprenditore italiano. «Rispetto a quella sul tavolo fino a oggi – ha detto Bonomi – la nostra offerta ha alcune sostanziali differenze. La prima è che è più bilanciata dal punto di vista geografico. Non si concentra infatti solo sul mercato asiatico e cinese in particolare, ma valorizza anche quelli europeo e americano, soprattutto sudamericano. La seconda è che non punta tutto su una proposta alto di gamma, quella dei 5 tridenti, ma ribadisce la validità dei villaggi a 3 tridenti, più abbordabili e appartenenti alla tradizione del Club Med. La terza è che in questa avventura ci accompagnano due partner industriali».
Il 10% di Global Resorts sarà infatti in mano a Sol Kerzner (imprenditore di origini sudafricane fondatore di gruppi alberghieri come Atlantis e One&Only) e a GP Investments (terzo gruppo alberghiero brasiliano con una presenza importante in aree interessanti per il Club Med, dalle Maldive all’Ile Maurice, dai Caraibi al Brasile, appunto). All’operazione, sia pure con una quota ovviamente marginale, partecipano anche alcuni manager italiani di PortAventura.
Italiana è infine anche la firma delle banche che sostengono il progetto, con 240 milioni forniti alla pari da Unicredit e Intesa. La famiglia Bonomi interviene con il 18% del cash, un centinaio di milioni.
Il piano industriale, che accompagna il versante finanziario, prevede investimenti supplementari per 150 milioni (che porteranno quelli complessivi dei prossimi cinque anni a 484 milioni), sei nuovi villaggi (tre dei quali nell’area Asia/Cina) per un totale di 25 aperture già programmate e 5mila posti letti in più (20mila nel periodo).
Bonomi fa rilevare inoltre che per i prossimi sette anni non ci dovrebbe essere distribuzione di dividendi, per destinare tutte le risorse all’investimento. Una puntualizzazione che conferma la visione di medio-lungo periodo con cui l’operazione viene realizzata.
Si tratterà ora di vedere quale sarà la reazione dei tanti soci minori di un azionariato molto frammentato e spesso litigioso, ma è probabile che ci sarà una risposta largamente positiva, visto che la contestazione dell’offerta di Gaillon riguardava sostanzialmente il prezzo (a fronte di una quotazione che negli ultimi tempi era rimasta saldamente al di sopra dei 19 euro). E cosa deciderà di fare il consiglio di amministrazione del Club, guidato da Henri Giscard d’Estaing, che aveva preso decisamente posizione per l’offerta di Gaillon e contro l’intervento di Bonomi (il quale aveva rastrellato l’11% del capitale diventando il primo azionista).
Nel probabilissimo caso di successo dell’Opa il figlio dell’ex presidente della Repubblica potrebbe lasciare la guida del gruppo.
Quanto ai tempi, l’offerta dovrebbe chiudersi tra fine agosto e inizio settembre.

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