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Bonomi: «La politica è smarrita Vogliamo riaprire in sicurezza»

Il consiglio generale di Confindustria ha scelto Carlo Bonomi come presidente designato a succedere a Vincenzo Boccia per il mandato 2020-2024. Bonomi, numero uno di Assolombarda da giugno del 2017, ha ottenuto la vittoria sull’altro candidato in corsa, Licia Mattioli. Non ci sono state schede bianche o astenuti, hanno votato, a scrutinio segreto, tutti i 183 aventi diritto. Bonomi ha avuto 123 preferenze contro 60.

«Sono molto combattuto nelle emozioni personali, provo una gioia che scema velocemente perché non posso non ricordare ciò che tutti gli imprenditori stanno vivendo in Italia e non posso non tenerne conto nell’assumere la presidenza», ha detto Bonomi in consiglio generale, a porte chiuse, dopo aver saputo il risultato. «Dobbiamo essere immediatamente operativi – ha continuato – e affrontare con energia la sfida tremenda che abbiamo davanti. Portare la posizione di Confindustria su tutti i tavoli, di fronte a una classe politica molto smarrita che mi sembra non abbia idea della strada che deve percorrere questo paese e che ci ha esposto a un pregiudizio fortemente anti-industriale. La strada che dobbiamo seguire è quella del metodo prima delle date».

Bonomi avrà l’investitura definitiva a 31° presidente di Confindustria il 20 maggio, nell’assemblea privata della confederazione. Nel frattempo una tappa intermedia: la presentazione della squadra nel consiglio generale del 30 aprile. Ieri non c’è stata la tradizionale conferenza stampa: il voto si è tenuto on line, con il consiglio generale collegato via internet, a causa del lockdown imposto dal coronavirus. Erano comunque presenti i due candidati e il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia.

Il numero uno designato è entrato subito nel merito dei problemi che si troverà ad affrontare una volta al vertice di Confindustria e che ha già sul tavolo da presidente di Assolombarda. Ne ha parlato a braccio in consiglio generale, li ha messi nero su bianco in un comunicato arrivato nel pomeriggio, esortando all’impegno di tutti, a cominciare dalle imprese, per cambiare l’Italia. «La condizione in cui versa l’industria italiana è tale da far passare in secondo piano qualunque considerazione, auspicio e programma manifestato in precedenza», ha detto Bonomi «onorato» per l’indicazione del consiglio generale. A 11 anni dal 2008 l’Italia, sottolinea, era ancora lontana dall’aver recuperato il livello di pil e di produzione industriale pre-crisi. «Ora si apre una nuova voragine e poiché eravamo già in stagnazione anche questa volta il colpo per l’Italia sarà peggiore dei nostri competitor». Confindustria, per Bonomi, deve essere al centro del tavolo in cui la politica decide il metodo delle prossime riaperture delle attività economiche. Serve un calendario di ripresa in sicurezza, ha aggiunto, che sia metodologicamente chiaro e funzionale a raggiungere due obiettivi: «riaprire la produzione perché solo essa dà reddito e lavoro, non certo lo Stato come molti vorrebbero, dimenticando che non ha le risorse, e farlo evitando una nuova ondata di contagio che ci porterebbe a nuove misure di chiusura ancora più disastrose». Una sfida che c’è oggi, non fra tre mesi.

Di qui l’appello di Bonomi all’impegno di tutti: i prossimi anni dovranno essere vissuti con la stessa «dedizione e passione civile che le imprese portarono nella ricostruzione italiana. Per questo ci sarà bisogno dell’impegno di tutti. E insieme dovremo cambiare anche noi imprese se vogliamo che cambi l’Italia».

Bonomi ha chiesto tempi rapidi per far arrivare liquidità alle imprese: «non possiamo perderne ancora, far indebitare le aziende non è la strada giusta». E ha sottolineato, sia in consiglio generale che nel comunicato, le condizioni in cui si trovano le aziende, in un regime fortemente restrittivo, mentre i nostri concorrenti lavorano; non ci sono dispositivi di protezione adeguati e non possono essere garantiti a tutti, non ci sono indagini a cluster. C’è bisogno di una diagnostica precoce, ha continuato Bonomi, che consenta riaperture estese, sulla base di misure restrittive concentrate, invece, dove servono e sono giustificate. «Non pensavo più di sentire ingiurie verso le imprese, sentire che sono indifferenti alla vita dei propri collaboratori», ha detto ancora Bonomi. «Vanno benissimo i comitati di esperti, ma la loro proliferazione senza chiare attribuzioni non può essere uno scudo per rinviare decisioni che devono essere assunte su basi chiare e con tempi rapidissimi, senza calendari diversi regione per regione».

In questa situazione occorre una Confindustria unita, ha concluso Bonomi, in consiglio generale, con un ringraziamento alla Mattioli per «essersi confrontata e aver arricchito di idee la campagna elettorale. L’avrei voluta qui al mio fianco, ma è dovuta partire. Ci tenevo, sono sicuro che avrebbe accettato. Confindustria è questa, ci confrontiamo anche duramente, ma un momento dopo siamo tutti insieme e dobbiamo esserlo. A maggior ragione adesso il paese richiede un ceto imprenditoriale che si assuma le responsabilità come si è sempre assunto. E oggi deve farlo a maggior ragione, per portare il paese verso il futuro».

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