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Bonomi: il Pnrr è una grande opportunità per il Paese, non possiamo fallire

«Siamo orgogliosi che la Commissione europea abbia approvato il nostro piano, è il primo passo per far arrivare al nostro paese i primi 24,9 miliardi entro luglio, dopo che il Pnrr sarà approvato dal Consiglio europeo nelle prossime quattro settimane». Carlo Bonomi conclude l’assemblea di Confindustria Toscana Sud, poco dopo la conferenza stampa della presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, e del presidente del Consiglio, Mario Draghi. «E una spinta sul percorso di ripresa, è un percorso, sono ben 58 le riforme previste dal Pnrr». Il presidente di Confindustria ha citato Draghi: «se saremo in grado di fare un’attuazione positiva del Piano, se i soldi saranno spesi in maniera responsabile c’è la possibilità che gli sforzi fatti dai paesi membri possano rimanere strutturali. Questo è un grande traguardo che non possiamo fallire».

Ma non basta: serve una partnership pubblico-privato. «L’importanza di stimolare interventi privati sarà fondamentale. Senza un coinvolgimento delle imprese non ci potrà essere una stabile e solida crescita economica e sociale». Un anno fa, ha ricordato il presidente di Confindustria, all’assemblea aveva lanciato il Patto per l’Italia. Oggi ne è ancora più convinto: i processi di riforma e di investimenti «devono essere collocati in una visione di politica industriale da realizzare oltre il Pnrr. Senza una forte partnership non si potrà rispondere a quelle dinamiche di crescita necessarie per ripagare il debito emergenziale che il paese ha contratto, non se ne può fare a meno». Il Pnrr prevede risorse per 191,5 miliardi entro il 2026, ha specificato il presidente di Confindustria, di cui 68,9 fondo perduto, 122,6 a prestito. «Una cifra non indifferente che dobbiamo restituire». La forchetta di crescita prevista con gli interventi del Pnrr è tra l’1,8 e 3,6% del pil, una quota che «non sarà sufficiente per ripagare nel tempo il debito pubblico che abbiamo». Bisogna spingere di più: «abbiamo di fronte investimenti importanti, per le riforme, per rispondere alle grandi disuguaglianze del paese, di genere, generazionale, di territorio e competenze». Quella del Pnrr «rappresenta un’apertura che dobbiamo assolutamente cogliere, ancor più dopo anni in cui in Italia sembrava registrarsi un pericoloso e superficiale ritorno al pubblico e dove l’unico vero strumento di politica industriale era il rinvio. Oggi le condizioni sono cambiate, abbiamo una grande opportunità».

Servono «più coraggio e più visione» per affrontare le grandi sfide epocale che abbiamo davanti, «sfide, dalla transizione energetica al digitale, che vano affrontate con efficaci dosi di investimenti pubblici e realmente strutturali. E incardinate in logiche di concorrenza di mercato». L’impatto «duro della pandemia» ha lasciato segni evidenti, «ma c’è anche l’inizio di una ripresa superiore a quanto si pensasse due mesi fa». Bisogna essere realistici, ha esortato Bonomi: la campagna vaccinale non deve rallentare , il ritorno al pre Covid richiederà ancora un anno, «ma non basta, nel 2019 eravamo ancora 4 punti di pil sotto il 2008 e già allora venivamo da una bassa crescita. Gli imprenditori hanno ottenuto risultati straordinari che la pandemia ha solo rallentato e modificato nel tracciato».

In mattinata, all’assemblea di Assosistema, Bonomi si era soffermato su sostenibilità e ambiente: l’industria italiana è leader nel riciclo, nell’uso di fonti rinnovabili, nell’economia circolare. «La sostenibilità non può esistere senza industria». Ma va evitato, con politiche adeguate, che la decarbonizzazione si trasformi in una perdita di capacità produttiva, invece di rappresentare un volano di crescita.

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