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Bonomi: «Il destino Bpm ora in mano a chi ha i voti»

«Chi ha i voti in assemblea ora si dovrà caricare la responsabilità di rispondere alla domanda di rinnovo della governance espressa dalle authority, dalle agenzie di rating e dai potenziali sottoscrittori dell’aumento di capitale».
Archiviata una trimestrale positiva, da 134,4 milioni di utili (dopo i 105,9 milioni di perdite dello stesso periodo 2012), l’attenzione di tutti alla Popolare di Milano è già proiettata sull’assemblea del 21 dicembre, e – in conference call con gli analisti, a loro volta più interessati all’evoluzione della banca che ai conti – il presidente uscente del Consiglio di Gestione ha lanciato un messaggio chiaro: «L’occasione che si trova davanti oggi il gruppo è una tappa importante nella sua storia, che deve portare chiarezza per il futuro della banca», con particolare riferimento al piano industriale ma soprattutto alla riforma della governance e all’aumento di capitale da mezzo miliardo, che con un ritocco allo statuto ha molte chance in più di andare in porto. Ed è qui, proprio dove si è interrotto il percorso di risanamento e rilancio avviato due anni fa, che Bonomi ieri ha esortato a giocare a carte scoperte: «È importante che i futuri capolista siano chiari sul tipo di governance che intendono portare avanti e sulle persone che intendono porre alla guida della banca». Sono questi i due punti «che mancano per fare chiarezza», e su cui – per Bonomi – si potrà valutare il livello di responsabilità dei soci, cui spetta il compito di eleggere la Sorveglianza.
Ma chi presenterà le liste? Senz’altro non il CdG, ha precisato ieri il presidente uscente, che però ha lasciato intendere che Investindustrial, il fondo a lui vicino, invece sta già lavorando a una propria lista, così come il finanziere Raffaele Mincione, che ha incassato la disponibilità di Lamberto Dini e che sta cercando l’appoggio di alcune delle anime storiche della banca. Quelle che saranno determinanti in assemblea, visto che – statuto alla mano – alla compagine che ottiene la maggioranza dei voti vanno 11 consiglieri (su un massimo di 19) compresi presidente e vicepresidente. Sul tavolo ci sarà anche l’aumento di capitale, con il prolungamento all’autunno prossimo dei termini di esecuzione, ma al riguardo Bonomi ha detto che probabilmente arriverà sul mercato «nel primo trimestre dell’anno prossimo», sfruttando così la finestra già oggi aperta fino ad aprile.
Il confronto sui prossimi step ha finito per mettere in secondo piano i risultati presentati ieri, numeri che «rappresentano la continuazione del processo di risanamento e offrono un ulteriore contributo al percorso di ristrutturazione avviato due anni fa», come ha dichiarato il consigliere delegato ad interim, Davide Croff. Oltre all’utile, la banca ha riportato ricavi in crescita del 9,7% a 1,28 miliardi (+9,7%), mentre i crediti deteriorati hanno sfiorato quota 5 miliardi, in rialzo del 18,7 per cento. «Abbiamo fatto tesoro delle indicazioni della Vigilanza dopo la recente ispezione e la politica creditizia è rimasta estremamente prudenziale – ha detto l’ex numero uno della Bnl –. I crediti deteriorati segnano comunque un aumento in decelerazione rispetto alla media trimestrale degli ultimi due anni». Anche sul fronte dei fondamentali, però, le questioni di governance si intrecciano con la gestione, se è vero che «è ragionevole aspettarsi che nel momento in cui ci sarà l’aumento di capitale verranno anche tolti gli add-on» della Banca d’Italia, come ha previsto lo stesso Croff. Un passaggio non da poco, visto che l’attuale 7,25% di Core Tier 1 potrebbe salire all’8,89% con la rimozione degli add-on e al 10,32% con l’effetto dell’aumento di capitale.

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