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Bonomi guarda Camfin «Solo contatti informali»

Si tratta di «contatti interlocutori con alcuni primari soggetti italiani ed esteri, tra cui anche Investindustrial, che hanno recentemente manifestato il proprio interesse rispetto a ipotesi di partnership, anche partecipativa» in Camfin. Ieri, in serata, la Marco Tronchetti Provera & C. sapa, ha precisato, su richiesta Consob, lo stato dell’arte rispetto alle voci di possibili intese con la Investindustrial di Andrea Bonomi circa un potenziale interesse del fondo per la holding che controlla Pirelli. Nella nota, la società ha poi aggiunto «che non vi sono operazioni in corso o anche solo in via di definizione» e che i contatti, «ferme restando le pattuizioni in essere aventi ad oggetto Camfin, rimangono allo stato colloqui privi di concretezza».
Contatti che, in ogni caso, ieri hanno spinto le azioni della finanziaria che in Borsa ha guadagnato il 5,38% a 0,47 euro. Un balzo, giustificato dal fatto che, sebbene i colloqui siano ancora in fase assolutamente embrionale, offrono lo spunto per scommettere su un prossimo riassetto di Camfin. Come è noto, i rapporti tra Tronchetti e i Malacalza, attuali partner del manager della Bicocca, sono ormai incrinati ed è prevedibile che il prossimo 20 gennaio il patto di sindacato che lega i due azionisti non venga rinnovato. Questo comporterebbe la scissione della Gpi con il fronte Tronchetti al 29,5% del capitale di Camfin e i Malacalza poco sotto il 25%. In quest’ottica, dunque, considerato peraltro che il target finale è Pirelli, il mercato non può che guardare con interesse ai possibili sviluppi e dunque bussare alla porta di Tronchetti per verificare le possibilità di manovra.
Riguardo a ciò, gli scenari che si possono aprire sono due: un divorzio consensuale dai Malacalza oppure una battaglia fino all’ultima azione tra Tronchetti e gli imprenditori di Genova. Nel primo caso, la soluzione potrebbe passare da un tavolo di trattativa a tre che permetta, per esempio, alla Investindustrial di Bonomi di acquistare il pacchetto in mano ai Malacalza. Gli imprenditori, peraltro, hanno investito 83 milioni nella galassia ma ora quella partecipazione vale già più o meno 150 milioni. Insomma se dovessero lasciare campo libero porterebbero comunque a casa una plusvalenza importante. Altrimenti, potrebbero decidere di mettere sul piatto l’abbondante liquidità che hanno a disposizione, 1 miliardo, per provare a contare di più. Se così fosse, tuttavia, la posizione di Tronchetti appare comunque solida: grazie ai suoi partner storici può contare su una quota di Camfin complessivamente vicina al 40%. Il sistema bancario, poi, sembra aver già preso le parti del manager della Bicocca, basti pensare che sono proprio UniCredit e Banca Imi che stanno organizzando il convertibile Camfin che ha innescato lo strappo tra i due pattisti. Infine, i contatti avviati ora con i potenziali partner futuri potrebbero dare ulteriore supporto a Tronchetti in caso di scontro.

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