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Bonomi: filiere, semplificazioni, lavoro e investimenti siano priorità del Recovery

Un riconoscimento a Mario Draghi, «la novità più positiva da diversi anni a questa parte nella vita pubblica italiana». Non una «pagella politica» ma un giudizio basato su «constatazioni oggettive»: Carlo Bonomi è entrato subito nel concreto aprendo ieri i lavori dell’assemblea privata di Confindustria, la prima dopo la sua nomina di un anno fa, avvenuta all’unanimità, come non si vedeva da anni. La pubblica ci sarà il 23 settembre, a causa del Covid. Ma «ci sono pochi mesi per realizzare le riforme», ha avvertito Bonomi. Per mettere in atto «ciò che continua a mancare nel Pnrr», come rilanciare gli investimenti privati accanto a quelli pubblici, definire al meglio alcune scelte prioritarie per la ripresa, prima di tutte la direzione di marcia delle filiere industriali più importanti. Il contesto dell’industria, pur con prudenza, è destinato a migliorare, ha osservato il presidente di Confindustria. Ma le prospettive della domanda interna sono appese all’incertezza: «Risolvere questa incertezza è il compito maggiore cui è chiamato il governo di Mario Draghi».

Discontinuità su vaccini, «siamo fieri e orgogliosi di fare la nostra parte»; discontinuità sulle nomine «metodo che ci auguriamo per i prossimi incarichi», un prestigio internazionale rafforzato «che bisogna sperare duri più a lungo possibile», una visione generale del paese per il futuro e «finalmente la giusta enfasi sulle riforme». Il presidente di Confindustria ha dato atto al governo di aver invertito la rotta e di aver avviato con le imprese un confronto diretto. E ha annunciato un progetto strategico, che presenterà oggi in una conferenza stampa, legato al Giubileo del 2025 e al doppio millennio del Calvario e della Crocifissione nel 2033, non solo per Roma ma per tutta l’Italia, su cui cominciare subito a lavorare. Un masterplan su cui ha lanciato un «appello» a tutte le forze politiche, istituzioni, ai candidati sindaco per il Campidoglio. Confindustria, ha detto Bonomi sarà a disposizione «in un ruolo impegnativo di partnership pubblico-privata». La sfiducia verso i malesseri accumulati nella Capitale, non deve e non può prevalere: «Sfiducia e rancore minano troppo in profondità la società italiana. Se non le sconfiggeremo miniamo il futuro nostro e delle generazioni a venire».

Il fattore tempo sulle riforme è determinante. «Se si fallisce su questo, l’intero Pnrr inizierà ad imbarcare acqua». Gli investimenti pubblici del Pnrr porteranno una crescita aggiuntiva del Pil in 6 anni tra il +1,8 e il 3,6%. Serve di più per rendere sostenibile un debito pubblico che resterà al 150% del Pil per diversi anni. Servono quindi quelli privati. Il confronto diretto con Draghi, ha detto Bonomi si è avviato per definire al meglio alcune scelte prioritarie per la ripresa. Ci sono quattro «questioni essenziali»: la prima riguarda le filiere, accelerando il confronto su automotive, siderurgia, automazione industriale, tessile e moda, legno-arredo, alimentare, chimica-farmaceutica. Nei Pnrr di Francia e Germania alle filiere viene data un’attenzione specifica. «Non è così nel Pnrr dell’Italia», ha sottolineato Bonomi, aggiungendo che occorre potenziare gli strumenti ordinari e varare interventi ad hoc.

Secondo punto, le semplificazioni: le imprese andrebbero coinvolte per l’esperienza accumulata sul campo. Sul tema Confindustria ha già inviato al governo un documento di 80 pagine di proposte necessarie per l’esecuzione del Piano.

La terza priorità è quella del lavoro: Bonomi ha ricordato che già a luglio dell’anno scorso è stata presentata una riforma a governo e sindacati. «Serve una parola chiara sulla riforma degli ammortizzatori sociali e delle politiche attive del lavoro». Ed ha sollecitato un confronto a tre, governo, sindacati e imprese: occorre un ammortizzatore universale e politiche attive basati su formazione e rioccupabilità, coinvolgendo le agenzie private del lavoro.

Quarta questione «essenziale» come moltiplicare gli investimenti privati con i bandi del Pnrr. Ciò dipenderà soprattutto da come saranno scritti i bandi pubblici, delle gare e del procurement. È necessario un confronto preventivo con chi nel governo ha questo compito. La stessa logica con cui prepararsi a due grandi eventi, il Giubileo del 2025 e, nel 2033, il doppio millennio del Calvario e della Crocefissione. Nel 2000, anno del Giubileo, l’Italia crebbe più della Germania. Occorre lavorarci subito puntando ad avere effetti pluriennali sul Pil.

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