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Bonomi e Landini sintonia sui salari “Contratti più forti”

No al salario minimo per legge. Sì al rafforzamento della contrattazione nazionale. Confindustria e sindacati, almeno su questo, concordano. Le imprese perché temono un rialzo del costo del lavoro. I sindacati di abdicare al ruolo di mediazione. Sia come sia, il tema non è nell’agenda di Palazzo Chigi. E la posizione espressa ieri dal leader degli industriali Carlo Bonomi, dal numero uno Cgil Maurizio Landini e della Cisl Luigi Sbarra non entra in frizio ne con questa esclusione, anzi.«La contrattazione va rafforzata perché garantisce tutti, guardate cose succede a Ita», l’ex Alitalia, dice Bonomi a In Mezz’ora in più su Raitre. «Inaccettabile che un’azienda pubblica come Ita, perché nasce con i soldi pubblici, la prima cosa che fa è cancellare il contratto nazionale di lavoro e decidere unilateralmente chi assumere e chi no, anche persone che non vengono da Alitalia», aggiunge Landini parlando a “Futura 2021”, l’evento Cgil di Bologna. Ecco perché per Landini bisogna disboscare la giungla dei 985 contratti pirata contati dal Cnel, di cui solo 200 firmati da Cgil, Cisl e Uil. Fare una legge sulla rappresentanza che dica chi rappresenta chi tra i sindacati e tra le imprese. E che estenda a tutti, erga omnes, la validità dei contratti nazionali. «A quel punto i minimi dei contratti nazionali diventano i minimi salariali, con tutte le altre garanzie, dalla maternità alla malattia alle ferie». Sbarra (Cisl) condivide il no al salario minimo per legge, non anche la legge sulla rappresentanza: «Bastano gli accordi confederali». Bonomi invece sembra per la legge: «Dobbiamo andare a colpire i contratti pirata, dobbiamo lavorare insieme contro il dumping salariale. I lavoratori che hanno stipendi non concepibili per un Paese moderno sono confinati tutti in settori fuori dalla contrattazione nazionale».Meno concordia sul Patto per la crescita annunciato venerdì da Bonomi all’assise di Confindustria in linea con il Patto per l’Italia del premier. «Non sapevo che Draghi avrebbe proposto anche lui il Patto: ha lanciato il cuore oltre l’ostacolo », si schernisce Bonomi. «È nata una chimica, ma Confindustria non si candida a fare un partito». Teme piuttosto «il gioco delle bandierine della politica» che mette a rischio le riforme. «Mi aspetto il meglio dall’incontro di Draghi con i sindacati, l’inizio di un percorso per rispondere ai divari sociali, senza mettere i puntini sulle “i”, sennò ci dividiamo subito».Ben più scettico Landini che oggi incontrerà Draghi assieme ai segretari di Cisl e Uil: «Se il Patto è solo la cornice del quadro senza disegno né colori, allora non ci stiamo. Le persone mi chiedono quando possono andare in pensione, cosa succederà ai loro figli, come si lavorerà. Domani sera (oggi, ndr ) ci aspettiamo di uscire da Palazzo Chigi con un calendario preciso sui temi da affrontare. Vogliamo essere coinvolti nelle decisioni, non solo consultati. E avere risposte sulle riforme: pensioni, fisco, ammortizzatori, politiche attive. Basta con i finanziamenti a pioggia alle imprese che poi scappano. E alziamo gli stipendi, perché qui c’è un problema di salari bassi, non di salari minimi».

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