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Bonifico in ritardo, paga la banca

Il ritardo nell’esecuzione di un bonifico chiesto con valuta coincidente per il disponente e per il beneficiario è addebitabile alla banca che riceve l’ordine, se l’istituto omette l’inserimento dei codici previsti dalle specifiche tecniche contenute nella guida pubblicata dalla Banca d’Italia. In particolare, non è attribuibile al cliente la mancata indicazione della locuzione «valuta compensata», siccome costituisce linguaggio bancario che non può pretendersi conosciuto dallo stesso.
Sono le conclusioni cui perviene con una articolata sentenza il Tribunale di Milano (la 4351 dell’ 8 aprile scorso, estensore Cosentini). La controversia vedeva contrapposte una società e due banche per i danni derivanti dal ritardo di un giorno di valuta nell’esecuzione di un bonifico dell’importo di oltre 3 milioni di euro.
La richiesta del cliente
Nel caso sottoposto alla decisione del tribunale meneghino, come emerge dalla documentazione istruttoria, la società attrice aveva preannunciato con una comunicazione del 13 marzo 2013 l’esecuzione di una serie di Bir (bonifico di importo rilevante). Dopodiché, il 17 giugno aveva disposto il bonifico in questione indicando chiaramente la medesima data sia quale valuta per l’ordinante sia quale valuta per il beneficiario.
Ciò nonostante il bonifico era stato eseguito presso la banca beneficiaria (quale tesoriera di un ente pubblico locale) con valuta del 18 marzo 2013 e cioè del giorno successivo all’ordine impartito.
La banca principale – cioè quella da cui era “partito” il bonifico – imperniava la propria difesa sulla circostanza della corretta richiesta alla banca beneficiaria di pari valuta, come indicato nell’ordine di bonifico. Chiamava quindi in causa la banca beneficiaria, domandando in via subordinata un concorso di colpa con la società ordinante, “colpevole” di non aver evidenziato la perentorietà del termine di scadenza e di aver atteso imprudentemente l’ultimo giorno utile per effettuare il versamento.
La banca beneficiaria ha eccepito invece l’esclusiva responsabilità della banca principale che non aveva osservato le specifiche tecniche della Banca d’Italia del dicembre 2006 con riguardo agli ordini di bonifico con «valuta compensata», ossia quei bonifici nei quali si attribuisce all’addebitamento e all’accreditamento la valuta del giorno in cui si dà corso all’operazione.
Dall’esame istruttorio, il giudice rileva che nella transazione la banca ordinante aveva omesso di indicare proprio i codici necessari a ottenere la «valuta compensata», diversamente dalla procedura consueta di valuta al beneficiario riportata al giorno lavorativo successivo. Peraltro, la stessa banca disponente si era mostrata edotta del fatto che, all’epoca di causa, la prassi bancaria era nel senso che «la banca accreditata era obbligata a riconoscere la stessa valuta del giorno dell’esecuzione alla banca di addebito, ma non era vincolata ad accreditare il proprio cliente con la medesima valuta», prassi venuta meno soltanto in seguito alle successive direttive europee sui servizi di pagamento.
L’indicazione nell’«ordine»
Ad avviso del tribunale, era onere della banca principale adottare quelle modalità che, nel rispetto dei codici interni al sistema bancario, avrebbero consentito di garantire identità di data valuta tra ordinante e beneficiario. E questo perché:
la banca era a conoscenza della necessità di “bonificare” l’importo con valuta fissa;
una volta appurato che il cliente ha dato indicato indicazioni chiare circa la data di valuta al beneficiario, non gli si può imputare di avere omesso indicazioni tecniche, quali la dizione «valuta compensata»: si tratta, infatti, di un’espressione che non può pretendersi fosse linguaggio conosciuto dal cliente.
Il che, tra l’altro, esclude ogni responsabilità della banca terza chiamata in causa.

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