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Bongiorno “Non ci basta riformare i processi Ma non siamo sabotatori”

Dica la verità, senatrice Bongiorno, ma la Lega vuole davvero i fondi del Recovery che sono legati alle riforme della giustizia o vuol far saltare il tavolo?
«Sono accuse del tutto pretestuose.
Noi sosteniamo il ministro Cartabia e condividiamo l’urgenza di una profonda riforma della giustizia.
Siamo in attesa dei testi, ma è già noto – a titolo d’esempio – che il ministro tiene molto ai temi della digitalizzazione e delle assunzioni.
Chi volesse controllare il numero delle assunzioni programmate durante il mio mandato come ministro della Pubblica amministrazione avrà modo di verificare che anche per me è stata una priorità assoluta. Aggiungo che il ministro Cartabia vuole introdurre alcune novità nel processo penale che io stessa avevo suggerito a Bonafede quando era ministro – per esempio, quella di uno staff qualificato in grado di aiutare il giudice – e che erano state bocciate.
Però vogliamo anche andare oltre».
Lei dice così, ma le mosse del suo leader Salvini danno la sensazione opposta. Sembrate dei sabotatori…
«Ripeto, nessun contrasto, noi vogliamo andare oltre. Quello che è venuto a galla, tra l’altro, è un correntismo esasperato che ha enormi ricadute sull’attività giurisdizionale: mina alla base la fiducia nella magistratura, nella sua indipendenza, nel suo ruolo di contrappeso agli altri poteri, come mai era accaduto nella storia della Repubblica. Un cambiamento radicale non è semplicemente necessario, ma addirittura vitale. Ed è sollecitato da tantissimi magistrati che non si rispecchiano in alcun modo nelle torbide acque di quanto emerso sinora».
Allora come interpreta questa mossa sui referendum? Pare uno schiaffo a Cartabia e al suo disperato tentativo di tenere assieme una maggioranza disomogenea sulla giustizia. O no?
«Non conosco i testi del ministro Cartabia, ma da quanto ha annunciato si occuperà di riforme sui processi, con qualche correzione al sistema delle nomine al Csm. La Lega ritiene questi temi fondamentali e darà il suo contributo, ma a noi non basta riformare le procedure. Ogni giorno vengono lanciate accuse gravissime tra magistrati. Ricordo che i magistrati sono coloro che decidono sulla nostra libertà, il nostro patrimonio, la nostra vita. A ciò si aggiunga che l’obbligatorietà dell’azione penale è poco più che un mito: in realtà c’è un’enorme discrezionalità, che riguarda anche la velocità da imprimere alle inchieste e i mezzi da impiegare. Serve una radicale riforma dell’ordinamento giudiziario, non basta riformare i processi».
Ma era proprio necessario, e proprio adesso, lanciare la palla dei referendum? O è una “vendetta” per i processi di Salvini sulla immigrazione? Si spiegherebbe così la voglia di far saltare la legge Severino…
«Dissento da questa lettura. Non è più il tempo di assegnare etichette o colori ai tentativi di riforma della giustizia. Si prenda atto che a forza di temporeggiare, di fare “melina”, la giustizia è sull’orlo del baratro. Si cambi rotta. Ora o mai più. Le faccio presente poi che i processi a carico del senatore Salvini hanno ad oggetto la condotta tenuta da un ministro nell’adempimento dei propri doveri.
L’esistenza stessa di quei processi dimostra ancora una volta come il Parlamento votando a favore del processo abbia abdicato al proprio ruolo delegando alla magistratura una valutazione politica».
Consentirà dubbi sulla reale voglia di riforme sulla giustizia della Lega vista la sua contrapposizione con l’ex guardasigilli Bonafede… e se l’entrata in vigore della legge sulla prescrizione è slittata di un anno è proprio per una sua trovata.
La Lega vuole o non vuole le riforme della giustizia?
«Ho definito il blocco della prescrizione una bomba atomica per il processo penale perché so cosa accade in tribunale. Senza la tagliola della prescrizione non si fissano le udienze, è inutile negarlo. Ho chiesto il differimento per l’entrata in vigore perché Bonafede diceva che in pochi mesi avrebbe accelerato il processo penale e non si sarebbe posto alcun problema. E invece…».
Un accordo con M5S e con il Pd è realistico?
«È realistico nella misura in cui chiunque reputi urgente assicurare al nostro Paese una giustizia degna di una compiuta democrazia liberale, voglia trovare una base di discussione comune, dove le divisioni strumentali siano accantonate in nome di una visione più ampia. Come ai tempi della Costituente».
Alla Camera avete presentato oltre 150 emendamenti, c’è di tutto, perfino l’obbligo delle scuse all’imputato se il processo si chiude con un’assoluzione. Questo lei lo chiama corretta collaborazione con Cartabia?
«Si tratta di tentativi di ribadire che il nostro è un sistema che si fonda sulla presunzione di innocenza, non già sul principio per cui chi viene assolto è un colpevole che l’ha fatta franca».
Insomma, non volete chiudere con questo governo?
«Assolutamente no. Proponiamo una grande riforma non più differibile, di ampio respiro, che riabiliti una funzione essenziale per un Paese democratico. Il sistema attuale è stato un fallimento. Bisogna avere il coraggio di prenderne atto e proporre soluzioni. Per il bene di tutti i cittadini».
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