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Bonetti “I 250 euro a figlio un inizio Presto nuove misure per le donne”

«L’assegno unico e universale è un risultato storico perché in Italia facciamo finalmente un primo passo per cambiare le politiche familiari, rimettendo al centro le nuove generazioni, le donne, il sostegno alla genitorialità e la parità di genere. È l’approccio riformista di Italia viva». È molto contenta, Elena Bonetti: il Senato sta per licenziare una delle leggi a cui ha lavorato per quasi due anni.
Ma, al netto delle polemiche su chi debba prendersi il merito, la ministra di Iv sarà soddisfatta solo quando, si spera entro fine anno, verrà approvato l’intero Family act.
Intanto partiamo dall’assegno unico: Iv e Pd se ne contendono da giorni la paternità. Proviamo a fare un po’ di chiarezza?
«L’assegno è frutto di una convergenza ampia di proposte e politiche diverse che si sono integrate nella riforma complessiva del Family act.
Anziché discuterne la paternità, si tratta ora di evidenziare l’enorme valenza politica, il perché l’abbiamo voluto e che cos’è. E di assumercene tutti, questo sì, la responsabilità».
Ce lo spieghi allora.
«L’assegno unico e universale è il primo pezzo di un’ampia riforma a servizio delle famiglie, che diventa legge dello Stato. Tutti i nuclei avranno una somma mensile a disposizione di ogni figlio, la cui quantificazione è commisurata al reddito e cresce dal terzo figlio in poi, a prescindere che i genitori siano lavoratori dipendenti, autonomi o incapienti. Ma questa, ripeto, è solo la prima delle misure del Family act: alla fine del percorso avremo una visione organica delle politiche familiari su educazione, natalità, sostegno alla genitorialità, lavoro femminile e autonomia dei giovani: con un approccio integrato e non come misure spot e disarticolate».
Basta dare un obolo alle famiglie per uscire dall’inverno demografico che colpisce l’Italia?
«Certo che no. E se ci limitassimo solo all’assegno sbaglieremmo di nuovo strategia: ragion per cui questa misura sta dentro al Family act, agganciata ad altre altrettanto rilevanti. Uno degli elementi chiave della denatalità nel nostro Paese è la correlazione tra la libertà delle donne di poter progettare la loro vita e il pieno accesso al mondo del lavoro, anche integrandolo con l’esperienza della maternità».
E come si risolve?
«Sanando le diseguaglianze nel mondo del lavoro e nelle famiglie, rispetto ai carichi di cura e alle carriere femminili. Perciò nel Family act sono previste la revisione dei congedi parentali per garantirli a tutti i lavoratori, autonomi inclusi; incentivi al lavoro femminile; decontribuzione di quello domestico; possibilità di rendere meno costoso per le imprese assumere le donne. La maternità deve essere considerata un investimento sociale. Sono i dati europei a dirci che laddove aumenta l’occupazione femminile, aumenta anche la natalità».
Intanto le risorse stanziate sull’assegno unico non sembrano sufficienti: ce la farete a partire entro il primo luglio ?
«Il presidente Draghi ha dato un’indicazione chiara».
I 20 miliardi stanziati potrebbero però non bastare per dare 250 euro a ogni bambino .
«Il Mef sta facendo le quantificazioni precise perché nessuno ci perda. L’assegno è universale ma distribuito sulla base del reddito, è questo il vero cambio di approccio: andrà a tutti i bambini, indipendentemente dal fatto che i genitori siano partite Iva o dipendenti. Oggi non tutti ricevono lo stesso sostegno da parte dello Stato».
Pensa che con il Family act avremo un’Italia più giusta?
«Assolutamente sì. Diventeremo finalmente un Paese dove le donne e gli uomini potranno realizzare i propri progetti di vita. Un Paese che guarda avanti, senza avere paura del futuro. È la differenza che passa tra politiche di sola assistenza e politiche di investimento».
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