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Bond sotto tiro in Europa e Usa

Le speculazioni sul Qe della Bce e le scommesse sulla prossima stretta Fed favoriscono gli storni
All’indomani di una seduta turbolenta non si attenua la pressione dei mercati sulle obbligazioni governative. Anche ieri, come martedì, è stata una giornata di vendite.
A muovere i tassi continua ad essere la speculazione sulle prossime mosse di Fed e Bce. Sull’Eurotower il tema dominante continua ad essere la vera o presunta intenzione di ridurre gradualmente gli acquisti di titoli di Stato. Una sorta di «tapering» sull’esempio di quanto fatto in passato dalla Fed su cui, stando a quanto ha scritto martedì Bloomberg, si sarebbe creato un «consenso informale» all’interno del direttivo Bce. La notizia, che l’agenzia ha rilanciato nel tardo pomeriggio di martedì, ha continuato ad influenzare l’andamento dei mercati ieri. Osservando i grafici si può notare come l’impennata dei tassi abbia avuto due picchi: uno a metà mattinata e l’altro nel finale di seduta. Le vendite viste nelle prime ore di contrattazioni possono essere spiegate con l’onda lunga degli storni sul «tapering» della Bce. La successiva fiammata è stata invece determinata dalle notizie in arrivo dagli Stati Uniti dove, a seguito della pubblicazione dell’indice Ism sulla fiducia nel settore dei servizi, l’aspettativa su una prossima stretta Fed si è rinsaldata. A settembre infatti l’indicatore si è attestato a quota 57.1 punti, in netto rialzo rispetto ai 51.4 punti di agosto e nettamente al di sopra delle attese degli analisti che avevano messo in conto una flessione a quota 53. La reazione dei mercati a questi dati non si è vista tanto sul dollaro le cui quotazioni ieri sono rimaste stabili quanto sui titoli di Stato americani. Il rendimento del Tbond biennale (quello in genere più sensibile alle decisioni di politica monetaria) si è riportato sui livelli di giugno superando quota 0,85 per cento. A ruota si è mosso tutto il mercato obbligazionario mondiale. Il tasso del Bund tedesco a 10 anni, dopo un avvio di seduta in area -0,05/-0,06%, si è impennato negli ultimi minuti di contrattazione arrivando quasi a chiudere in territorio positivo (-0,001% il tasso finale). Il rendimento del BTp a 10 anni ha toccato un massimo di giornata all’1,37%, sui livelli di giugno scorso. In chiusura si è attestato all’1,36% con lo spread balzato ai massimi da tre mesi a quota 136 punti base.
Al netto dei movimenti di giornata tra gli addetti ai lavori ci si interroga sulle prospettive del mercato obbligazionario che per anni è stato sostenuto (per non dire drogato) dalle politiche ultraespansive delle banche centrali. Un mercato che risulta estremamente sensibile al flusso di notizie. Specialmente a quelle che lasciano ipotizzare un’inversione del trend degli ultimi anni. «Le quotazioni sono estremamente elevate – fa notare con Alessio Gioia, responsabile finanza/rischi di mercato di Credem -. In questo contesto è più facile che il mercato sia più reattivo quando si tratta di vendere rispetto a quando è il momento di comprare» . Insomma a questi prezzi ogni pretesto è buono per stornare. Anche se, come nel caso delle voci di una riduzione graduale del Qe da parte della Bce, non paiono prefigurare un mutamento immediato del contesto di mercato.
Per tornare alla cronaca di giornata si segnala, sul mercato valutario, la nuova frenata della sterlina che ieri ha toccato un minimo dal 1985 sul dollaro e un minimo da 5 anni sull’euro sull’ipotesi di tempi serrati e condizioni dure per la Brexit. Sul fronte azionario ieri Piazza Affari ha chiuso in netta controtendenza (+1,03% contro un -0,55% dello Stoxx europeo) grazie alle ricoperture sul settore bancario (+3,6%).

Andrea Franceschi

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