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«Bond sovrani come gli altri asset»

Nel tentativo di spezzare in modo durevole il legame tra bilanci sovrani e bilanci bancari e aiutare nel contempo il flusso di credito all’economia, la Banca centrale europea ha avvertito che nel prossimo test di solidità sullo stato di salute delle istituzioni finanziarie le obbligazioni sovrane saranno considerate come «qualsiasi altra attività». Nel contempo, il presidente della Bce Mario Draghi ha aperto la porta a una nuova operazione di rifinanziamento a lungo termine.
Parlando ieri a Strasburgo davanti al Parlamento europeo, Draghi ha spiegato che nell’analisi dei bilanci bancari la Bce valuterà i patrimoni bancari e quindi i titoli di stato nei bilanci degli istituti di credito secondo le regole internazionali. «Un’altra questione è come tratteremo il debito sovrano negli stress-tests – ha aggiunto il banchiere centrale -. Il debito sovrano verrà messo alla prova (stressed in inglese, ndr) come qualsiasi altra categoria nei bilanci bancari».
La presa di posizione è particolarmente significativa. Finora, i titoli di stato detenuti dalle banche erano considerati privi di rischio, uno strumento finanziario che garantiva la solidità dei bilanci bancari. Con la crisi debitoria la percezione è però cambiata, tanto più che in alcuni paesi le banche sono sovraesposte al debito nazionale. Nel valutare la solidità delle istituzioni finanziarie europee, l’istituto monetario vorrà capire se e quanto l’eventuale sovraesposizione sia pericolosa.
La Bce assumerà entro la fine dell’anno prossimo la vigilanza bancaria a livello europeo. Ha quindi deciso di condurre una valutazione approfondita dei bilanci bancari (e chiedere nel caso eventuali ricapitalizzazioni). L’istituto monetario vuole avere una conoscenza esatta degli istituti di credito che deve vigilare. Nel contempo, vuole contribuire a spezzare il circolo vizioso tra bilanci bancari e bilanci sovrani, il vero obiettivo dietro alla nascita di una unione bancaria.
In questo senso, l’eventuale sovraesposizione di una banca al debito sovrano del proprio paese in un contesto di crisi debitoria rischia di essere fonte di pericolo. Secondo i dati della Banca d’Italia, oggi le banche italiane hanno in cassaforte debito pubblico italiano per circa 400 miliardi di euro, il doppio rispetto al 2011. Prometeia sostiene che gli istituti di credito italiani detengono il 22% del debito pubblico italiano (la percentuale spagnola è del 39%).
Proprio ieri in una intervista al Financial Times, il capo economista della Bce Peter Praet ha fatto notare che le operazioni di liquidità dell’istituto monetario hanno mostrato la tendenza delle banche a usare il denaro per acquistare titoli pubbici anziché prestarlo alle imprese. Per ridurre questo fenomeno, Praet ha messo l’accento sulla possibilità di disincentivare l’acquisto di obbligazioni pubbliche con «una adeguata considerazione» del portafoglio delle banche negli stress-tests.
Sempre a proposito della necessità di aiutare a convogliare prestiti verso le imprese, Draghi ha confermato sempre ieri davanti ai deputati europei la possibilità di una nuova operazione di rifinanziamento a lungo termine (LTRO in inglese) pur di aiutare l’economia: «Se mai dovessimo decidere a un certo punto una nuova operazione di rifinanziamento a lungo termine, questa sarà preparata e messa a punto in modo da facilitare i flussi di credito all’economia».
La presa di posizione della Bce giunge mentre i governi stanno negoziando il secondo pilastro dell’unione bancaria, ossia il meccanismo unico di gestione delle crisi bancarie. Draghi ha però avvertito che l’unione bancaria «non è una panacea» per stabilizzare in modo durevole la zona euro, ma solo il tassello di un mosaico più complesso. «Progressi su altri fronti sono necessari», ha spiegato, suggerendo di cogliere le prossime elezioni europee del 2014 per dibattere di un ulteriore «rafforzamento dell’architettura della zona euro».
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