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Bond, si è riaperta la caccia alla cedola

Sembra quasi che le pagine del calendario si sfoglino sempre più velocemente, man mano che il ritmo degli avvenimenti market movers si fa più serrato. Ormai i fattori in grado di modificare – anche in profondità – il quadro dei mercati si affacciano alla cronaca, in casi limite che però diventano sempre meno infrequenti, anche più volte al giorno. Già da tempo questo diluvio di eventi non risparmia il comparto obbligazionario, che ha perso le caratteristiche di porto sicuro e anzi, per diverse ragioni, si trova nella scomoda posizione del sorvegliato speciale. Esperti e operatori si interrogano sull’evoluzione dei tassi, oggi a livelli molto compressi, in bilico tra nuovi tagli per rendere meno anemica la ripresa e la prospettiva di ritocchi verso l’alto man mano che la congiuntura migliorerà, ma con ritmi tutti da scoprire. Nessuno però riesce a dare risposte univoche e definitive a queste domande e anche per questo il mondo obbligazionario resta dominato da un’incertezza che si ripercuote negativamente sulle quotazioni.
«A maggio e giugno di quest’anno – racconta Chris Iggo, chief investment officer fixed income di Axa Im – il mercato obbligazionario pensava di avere visto il futuro. Era convinto che si prospettasse la conclusione del piano d’acquisto di titoli da parte della Fed e, infine, un rialzo dei tassi. E quello che ha visto non gli è piaciuto, diventando così molto volatile». Ma, come si diceva, le cose cambiano in fretta: «Oggi quei timori – aggiunge infatti Iggo – appaiono sfuocati come in un sogno e le barriere economiche per il rialzo dei tassi sembrano essere salite».
Anche se i rialzi si allontanano all’orizzonte, l’esperto di Axa è scettico sulla possibilità che si verifichino ulteriori interventi al ribasso: «Non vedo molto margine per un ulteriore ribasso dei rendimenti obbligazionari core. Ma come regola generale, nel complesso vorremmo sottoponderare i titoli obbligazionari dei Paesi core e adottare un’esposizione ridotta sulla duration».
Ci sono quindi molte buone ragioni per riesaminare la struttura del portafoglio, con l’occhio alle durate, e valutare eventuali modifiche di strategia e composizione. Specialmente se, come avviene ancora in molti casi, il risparmiatore non intende o non può spostarsi dai bond ai mercati azionari, realizzando quello switch oggi suggerito da molti esperti.
Naturalmente, per chi segue la nota regola secondo cui “l’alto rendimento è il miglior rendimento”, la domanda più immediata è quella relativa alle possibilità di ottenere guadagni un po’ più consistenti. Ci sono ancora pepite da scoprire in qualche parte della curva o in qualche nicchia di mercato? «Con l’high yield statunitense intorno al 6% e l’high yield europeo intorno al 5% – risponde Iggo -, il mercato è interessante considerata la duration naturalmente bassa e i fondamentali solidi. I nostri team continuano a non vedere alcuna minaccia per i tassi di insolvenza molto ridotti. Le società sono riuscite a rifinanziare i debiti e, nonostante l’esigenza di ricorrere al rifinanziamento, i rendimenti sono oggi inferiori e dunque più agevolmente sostenibili».
C’è però chi invita a un ulteriore approfondimento dell’analisi, distinguendo tra la possibilità di trovare valore inespresso e la pura e semplice caccia al rendimento. «In generale – precisa infatti Roberto Plaja, advisor indipendente dopo esperienze presso Jp Morgan, Intesa Sanpaolo e Goldman Sachs – il comparto obbligazionario già da tempo è tutto sopravvalutato, i prezzi sono cari e non vedo valore inespresso in nessuna tipologia di bond».
Quanto invece alla ricerca di cedole più consistenti, in una condizione di tassi bassi destinata a prolungarsi, in via prioritaria vanno esaminati struttura del portafoglio (quanto è diversificato?) e capacità di sopportare livelli talora elevati di rischio e di volatilità. «Ma in questa fase – riprende Plaja – i rischi più elevati che si assumono, talora in modo non interamente consapevole, non vengono adeguatamente remunerati. E comunque per un risparmiatore privato la soluzione più opportuna non è la scommessa su una singola obbligazione o su un gruppo ristretto di bond. Meglio, piuttosto, uno strumento collettivo specializzato. Come gli Etf, strumenti efficienti che offrono buona liquidità e ampia diversificazione, con carichi commissionali molto contenuti».

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